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Gli oceani della Terra sono ufficialmente diventati 5

Estendendosi dalla superficie al fondo dell’oceano, l’ACC trasporta più acqua di qualsiasi altra corrente oceanica. Alimentata dalle acque degli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano, contribuisce a un sistema di circolazione globale noto anche come Grande Nastro Trasportatore che trasporta appunto il calore in tutto il pianeta. L’acqua più fredda e densa che scende verso il fondo al largo dell’Antartide aiuta anche ad immagazzinare il carbonio nelle profondità oceaniche. Per entrambe queste sue funzioni, l’Oceano Meridionale ha un impatto cruciale sul clima terrestre.

Gli scienziati stanno ora studiando in che modo il cambiamento climatico causato dall’uomo stia alterando l’Oceano Meridionale. Si è notato che l’acqua mossa dall’ACC si sta riscaldando ma non è ancora chiaro quale sia l’impatto di questo riscaldamento sull’Antartide. Alcuni dei fenomeni di più rapido scioglimento delle calotte e delle banchise di ghiaccio si sono verificati nei punti in cui l’ACC è più vicina alle coste. 

Un ambiente unico al mondo

Per ora, contenendo le gelide acque del sud, l’ACC aiuta a tenere l’Antartide fredda e l’Oceano Meridionale un ambiente distinto. Migliaia di specie si trovano unicamente in questa regione.

L’Oceano Meridionale “comprende ecosistemi marini unici e fragili che ospitano creature meravigliose come balene, pinguini e foche”, afferma il National Geographic Explorer in Residence Enric Sala. 

Inoltre l’Oceano Meridionale influisce anche su altri ecosistemi. Le megattere, ad esempio, si cibano del krill al largo dell’Antartide e migrano più a nord per svernare in ecosistemi molto diversi, al largo dell’America centrale e meridionale, e anche alcuni uccelli migratori lo attraversano.

Richiamando l’attenzione sull’Oceano Meridionale, la National Geographic Society spera di promuoverne la conservazione. 

L’impatto della pesca industriale su specie come il krill e il nototenide della Patagonia (commercializzato come branzino cileno) da decenni è causa di preoccupazione nell’Oceano Meridionale. Nel 1982 nella regione sono stati imposti limiti alla pesca. La più grande area marina protetta (MPA) al mondo è quella del Mare di Ross, al largo dell’Antartide, a ovest, dichiarata riserva nel 2016. Molte organizzazioni stanno lavorando per dichiarare protette ulteriori aree per tutelare le aree di foraggiamento più importanti dell’Oceano Meridionale, ad esempio quella al largo della Penisola antartica.  

“Sono molte le nazioni di tutto il mondo a supportare la protezione di alcune di queste aree dalla pesca industriale”, afferma Sala.

La mappatura del mondo per come è

Dagli ultimi anni ‘70 la National Geographic Society impiega un geografo che monitora i cambiamenti e le modifiche di ogni mappa che viene pubblicata. Tait ha questo ruolo dal 2016.

Afferma di avere un approccio giornalistico allo svolgimento del suo compito che comprende lo stare aggiornato sugli eventi attuali e su quali aree del mondo hanno il controllo i diversi Paesi. 

“È importante tenere a mente che si tratta di politiche sulla mappatura, non di politiche sulla posizione di National Geographic sulle questioni geopolitiche”, afferma. Ad esempio, le mappe di National Geographic indicano che il Regno Unito controlla le Isole Falkland anche se anche l’Argentina le rivendica. In merito alle aree oggetto di dispute, Tait collabora con un team di geografi ed editor per stabilire quale sia la rappresentazione più accurata di alcune regioni. 

Le modifiche minori avvengono su base settimanale o bisettimanale mentre quelle più sostanziali, come appunto la denominazione dell’Oceano Meridionale, sono più rare. 

In generale, National Geographic ha seguito l’Organizzazione idrografica internazionale (International Hydrographic Organization, IHO) per quanto riguarda le denominazioni in ambito marino. Pur non essendo responsabile per la loro determinazione, l’IHO collabora con il Gruppo di esperti delle Nazioni Unite in materia di nomi geografici per standardizzare la nomenclatura a livello internazionale. L’IHO riconobbe l’Oceano Meridionale nelle sue linee guida del 1937 ma poi revocò quella designazione nel 1953, citando controversie in atto. Ha poi riaffrontato la questione ma non ha ancora raggiunto il pieno consenso dei suoi membri sul ripristino della denominazione dell’Oceano Meridionale. 

L’Ufficio per i Nomi Geografici statunitense, tuttavia, usa questo nome dal 1999, e a febbraio di quest’anno, il NOAA ha ufficialmente riconosciuto l’Oceano Meridionale come un oceano a se stante. 

Tait afferma che la nuova politica di National Geographic influirà sull’istruzione e sul modo in cui i bambini osservando le cartine impareranno la geografia.

“Credo che quello sull’istruzione sia l’impatto più importante”, afferma. “Gli studenti apprendono le informazioni su un determinato oceano identificandolo con il suo nome. Includendo l’Oceano Meridionale tra gli oceani ufficiali possiamo insegnare le sue caratteristiche specifiche e quindi anche la sua importanza”. 


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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