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Gli insetti sono in pericolo ma possiamo ancora salvarli

Gli insetti stanno diminuendo a un ritmo allarmante? Sì, conferma. È un aspetto più complesso dell’imminente declino globale? Sì.

Per fare un esempio, Forister, che studia le farfalle nell’occidente degli Stati Uniti, cita due specie che rappresentano situazioni molto diverse.

La Agraulis vanillae, che generalmente si trova nelle zone meridionali degli Stati Uniti, in Messico e in America Centrale, ora sta prosperando in California perché lì viene coltivata la sua pianta ospite, la passiflora, una diffusa pianta ornamentale.

Per contro, la Euchloe ausonides, che vive sulle piante della senape – specie di pianta infestante – era molto diffusa fino a quando la sua popolazione è precipitata, probabilmente vittima del triplice danno inferto da cambiamento climatico, perdita dell’habitat e pesticidi.

Lo studio di Forister si concentra specificamente sull’effetto del cambiamento climatico sulle farfalle. Le specie subiscono l’effetto di incendi, siccità ed eventi meteorologici estremi, e se precedenti teorie ipotizzavano che nelle zone montane le farfalle potessero semplicemente spostarsi più in alto o più in basso sui pendii per sfruttare le condizioni migliori, non sembra essere effettivamente così, quanto meno non per tutte le specie.

Altre specie, inclusa la famosa farfalla monarca (Danaus plexippus), sono prosperate meglio del previsto durante le estati dal 2011 al 2015, quando le condizioni di maggiore caldo hanno significato più tempo per riprodursi. Ma questo non ha fermato il continuo e graduale declino delle monarca nell’ovest.

Come possiamo contribuire

Nonostante il quadro preoccupante delle statistiche, Forister e Wagner sostengono che ci sia speranza.

La Germania nel 2019 ha promesso di stanziare quasi 100 milioni di euro per la tutela, il monitoraggio e la ricerca sugli insetti. Il Costa Rica ha appoggiato le organizzazioni internazionali che stanno investendo 100 milioni di dollari (circa 82 milioni di euro) per inventariare e sequenziare parti del DNA di “ogni creatura multicellulare del Paese nell’arco di un decennio”, operazione particolarmente importante per le numerosissime specie tropicali sconosciute, scrive Wagner nel saggio introduttivo del report.

I “cittadini scienziati” si stanno facendo avanti per aiutare ad ampliare la base di conoscenze. Un’app, iNaturalist, che permette agli utenti di caricare immagini per l’identificazione e la classificazione degli esemplari, sta diventando una delle più ampie fonti di osservazione degli insetti.

Le soluzioni a problemi come il cambiamento climatico richiedono legislazioni e nuove politiche, ma ognuno di noi può fare la differenza per gli insetti nel proprio giardino, quartiere e comunità, affermano Wagner e Forister.

Un modo, ad esempio, è ridurre l’uso di pesticidi ed erbicidi sui prati. Ancora meglio: si potrebbe pensare di convertire parte del proprio giardino in un’area naturale. L’habitat degli insetti potrebbe crescere di oltre 1,6 milioni di ettari negli Stati Uniti se ogni casa, scuola e parco convertisse il 10% della propria area verde, scrive l’entomologo Akito Y. Kawahara, dell’Università della Florida a Gainesville, nel report PNAS. Coltiviamo le piante native e limitiamo l’illuminazione esterna che attrae e spesso uccide gli insetti notturni.

E cosa ancora più semplice: lasciamo legnetti e ramoscelli nei giardini e un po’ di terra scoperta in autunno per i nidi delle api, afferma Lusha Tronstad, zoologa degli invertebrati per il Wyoming Natural Diversity Database (Database della diversità naturale del Wyoming) che sta studiando il declino del bombo occidentale e non è stata coinvolta nel report. Non raccogliamo le foglie prima dell’inverno.

“Possiamo essere un po’ più pigri, e in questo modo aiutare gli insetti”, afferma.

Tronstad specifica anche che il destino di una specie può cambiare repentinamente, in bene o in male. La popolazione del bombo occidentale è diminuita del 93% in appena più di due decenni.

Nel frattempo, la specie in pericolo della Plebejus melissa samuelis, descritta dallo scrittore ed entomologo Vladimir Nabokov, sta rispondendo bene alle azioni di tutela, afferma Wagner. Questa piccola farfalla ha sofferto a lungo degli effetti delle operazioni di estinzione degli incendi e dello sviluppo residenziale e commerciale nel suo habitat sabbioso, che va dal confine della zona dei Grandi laghi al New England. Le azioni di coltivazione e promozione della pianta del lupino, di cui hanno bisogno sia gli esemplari adulti che le larve, e altre azioni di supporto all’habitat si stanno mostrando efficaci.

Piccoli cambiamenti nelle nostre abitudini individuali, come ad esempio ridurre l’uso di pesticidi in giardino, eviteranno gli effetti peggiori del cambiamento climatico? No, afferma Forister. Ma faranno la differenza per la popolazione locale di insetti, e tante differenze fanno un grande contributo.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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