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Coronavirus: dovremo convivere con il virus per sempre?

Gli attuali vaccini potrebbero funzionare ancora bene contro le varianti emergenti, come il ceppo B.1.1.7 rilevato per la prima volta nel Regno Unito, per evitare molti casi di malattia grave. Vaccini e infezioni naturali creano diversi gruppi di anticorpi che si attaccano su parti diverse della proteina spike del SARS-CoV-2 e ciò significa che una singola mutazione non può rendere invisibile il virus agli occhi del sistema immunitario dell’uomo.

Tuttavia le mutazioni possono produrre future varianti del SARS-CoV-2 parzialmente resistenti agli attuali vaccini. In un articolo in prestampa pubblicato il 19 novembre e aggiornato il 19 gennaio, Duprex e i suoi colleghi mostrano che le mutazioni che eliminano parti della proteina spike del genoma del SARS-CoV-2 impediscono ad alcuni anticorpi umani di legarsi.

“Il nostro lavoro ci mostra quanto sia meravigliosamente subdola l’evoluzione”, aggiunge Duprex.

Altri laboratori hanno riscontrato che le mutazioni in 501Y.V2, la variante individuata per la prima volta in Sudafrica, sono particolarmente efficaci nell’aiutare il virus a eludere gli anticorpi. Sui 44 pazienti COVID-19 guariti in Sudafrica, il sangue estratto da 21 di loro non ha neutralizzato in modo efficace la variante 501Y.V2, secondo un altro articolo in prestampa pubblicato il 19 gennaio. Tuttavia, quelle 21 persone presentavano casi di COVID-19 da lievi a moderati, quindi i loro livelli di anticorpi erano inferiori, motivo per cui, forse, il loro sangue non ha neutralizzato la variante 501Y.V2.

Finora i vaccini attualmente autorizzati, che stimolano la produzione di livelli elevati di anticorpi, sembrano essere efficaci per le varianti più temute. In un terzo articolo pubblicato in prestampa il 19 gennaio, i ricercatori hanno dimostrato che gli anticorpi di 20 persone che avevano ricevuto il vaccino Pfizer-BioNTech o Moderna non si legavano altrettanto bene ai virus mutati rispetto a quanto avveniva con le varianti precedenti, tuttavia si legavano, e ciò suggerisce che i vaccini ci forniranno comunque una protezione dalle forme gravi della malattia.

Le nuove varianti portano con sé anche altre minacce. Alcune, come la B.1.1.7, sembrano presentare una maggiore trasmissibilità rispetto alle forme precedenti di SARS-CoV-2 e, in caso di diffusione incontrollata, potrebbero far ammalare gravemente molte più persone, rischiando di sovraccaricare i sistemi sanitari di tutto il mondo e provocare un numero di decessi ancora superiore. Veldhoen aggiunge che le nuove varianti possono anche presentare un maggior rischio di reinfezione per i pazienti già guariti dalla COVID-19.

I ricercatori stanno monitorando con attenzione le nuove varianti. Se sarà necessario aggiornare i vaccini in futuro, Anderson afferma che potrà essere fatto rapidamente, in circa sei settimane per i vaccini mRNA già autorizzati, come quelli prodotti da Pfizer-BioNTech e Moderna. Questa tempistica, tuttavia, non tiene conto delle approvazioni da parte degli enti regolatori a cui dovrebbero sottoporsi i vaccini aggiornati.

Anderson aggiunge che a seconda di come progredirà l’evoluzione del virus, potrebbero apparire ceppi di SARS-CoV-2 abbastanza diversi, al punto da dover adattare i vaccini a specifiche regioni, analogamente a quanto avviene con i vaccini per gli pneumococchi. In futuro, per proteggerci efficacemente dal SARS-CoV-2, avremo bisogno di una rete di sorveglianza globale, simile a quella dei laboratori di riferimento internazionali utilizzati per raccogliere, sequenziare e studiare le varianti dell’influenza.

“Dovremo imparare a conviverci, avremo bisogno di una vaccinazione costante e di un programma di sorveglianza molecolare costante molto sofisticato per tenere traccia dell’evoluzione del virus”, aggiunge Anderson.

La promessa e le sfide della vaccinazione generalizzata

Gli esperti concordano sul fatto che il superamento della pandemia dipenderà dalla prevalenza dell’immunità, specialmente tra i soggetti anziani e più vulnerabili. I più giovani, e specialmente i bambini, si costruiranno l’immunità al SARS-CoV-2 man mano che verranno esposti al virus nel corso della loro vita. Gli adulti di oggi non hanno avuto questa fortuna, quindi il loro sistema immunitario è impreparato ed esposto.

La soglia esatta per ottenere un’immunità a livello di popolazione che rallenti la diffusione del virus dipenderà da quanto diventeranno contagiose le future varianti. Ma finora, la ricerca sulle prime varianti del SARS-CoV-2 suggerisce che almeno il 60-70 percento della popolazione umana dovrà diventare immune, per superare la fase pandemica.

Questa immunità si può ottenere in uno di questi due modi: vaccinazione su larga scala oppure guarigione da infezione naturale. Ma il prezzo da pagare per raggiungere un’immunità generalizzata attraverso una diffusione incontrollata è molto alto: centinaia di migliaia di morti e ricoveri in più in tutto il mondo. “Se non vogliamo portare avanti e sostenere i vaccini, non ci resta che decidere collettivamente quante persone anziane dovranno morire, e io non voglio essere tra coloro che prenderanno una simile decisione”, afferma Duprex.

Jeffrey Shaman, esperto di malattie infettive presso la Columbia University, sottolinea che la spinta globale a favore dei vaccini fa emergere anche le ingiustizie esistenti in campo sanitario a livello mondiale. In una mappa ampiamente condivisa risalente al mese di dicembre, la Economist Intelligence Unit stimava che i Paesi ricchi come gli USA avranno vaccini facilmente accessibili entro l’inizio del 2022, cosa che potrebbe non accadere per i Paesi più poveri di Africa e Asia fino almeno al 2023.

Gli sforzi per vaccinare i Paesi in via di sviluppo sono condizionati, in parte, dalla possibilità di conservare i vaccini con i sistemi di refrigerazione standard, come quelli che stanno sviluppando Oxford/AstraZeneca e Johnson & Johnson.

Nella settimana del 18 gennaio, secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in tutto il mondo sono state somministrate circa 40 milioni di dosi di vaccino contro la COVID-19, per la maggior parte nei Paesi a reddito elevato. In Africa, solo due Paesi, le Seychelles e la Guinea, hanno iniziato a somministrare i vaccini. E in Guinea, un Paese a basso reddito, solo 25 persone hanno ricevuto la prima dose.

“L’incetta di vaccini [da parte dei Paesi ricchi] avrà come unico risultato il prolungamento del calvario e un ritardo nella ripresa dell’Africa”, ha spiegato in una dichiarazione Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’OMS per l’Africa. “È profondamente ingiusto che gli africani più vulnerabili debbano attendere mentre vengono vaccinati gruppi a minor rischio nei Paesi ricchi”.

Man mano che i vaccini vengono somministrati gradualmente in tutto il mondo, i Paesi probabilmente produrranno una serie di mandati per i vaccini e obblighi vaccinali per i viaggiatori internazionali. Se il virus diventasse endemico e arrivasse a diffondersi come un comune raffreddore, tuttavia, i vaccini potrebbero non essere necessari per sempre, conclude Lavine.

Ma anche le più rosee proiezioni dei ricercatori si scontrano con la fitta coltre di incognite che separa il presente dal futuro. Le domande su reinfezione, trasmissione, onere sanitario post-pandemico ed evoluzione virale rimarranno aperte per anni o addirittura decenni.

“Sfortunatamente, servirà del tempo”, conclude Shaman. “Solo il tempo potrà darci tutte le risposte”.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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