in

Come possiamo aiutare coralli e uccelli marini a sopravvivere in un mondo sempre più caldo?

Scelte alimentari

Le comunità locali non sono le sole a nutrirsi di pesce, ovviamente, o gran parte di questo. Un’ampia porzione del pianeta consuma sempre di più pesce proveniente da enormi navi che percorrono gli oceani del mondo pescando durante il loro percorso. Un altro articolo su Science, che mette a confronto il destino degli uccelli marini dell’emisfero nord e sud del pianeta, suggerisce che la pesca commerciale intensiva rischia di rendere molto più difficile la vita per gli uccelli in un mondo che è sempre più caldo.

Analizzando 122 set di dati relativi al numero medio di pulcini nati dai nidi attentamente monitorati di 66 specie di uccelli marini tra il 1966 e il 2018, un team internazionale di scienziati ha rilevato sorprendenti differenze tra i due emisferi. Il numero medio di pulcini per nido cresciuti da uccelli la cui dieta comprende almeno in parte il pesce si è ridotto in modo molto più significativo nell’emisfero nord; tale fenomeno potrebbe portare in ultima analisi a una riduzione della popolazione.

“L’emisfero nord si sta riscaldando più velocemente, oltre a risentire più pesantemente delle attività umane come pesca e inquinamento”, afferma l’ecologista William Sydeman del Farallon Institute in California, che ha guidato lo studio. “Ciò rende difficile distinguere tra l’importanza relativa dei due fattori in base a questi dati”. Ma le maggiori conseguenze sugli uccelli che dipendono dal pesce suggeriscono che siano il cuore del problema. “La maggior parte degli uccelli che si nutrono di plancton alleva lo stesso numero di pulcini del passato”.

Il cambiamento climatico e altri fattori legati all’attività umana potrebbero in vari modi rendere più difficile per gli uccelli marini reperire il pesce che serve a nutrire i loro piccoli, afferma Sydeman. Via via che gli oceani si riscaldano e i pesci cercano luoghi più freschi, gli uccelli potrebbero dover coprire distanze maggiori tra le aree di foraggiamento e le colonie di nidificazione o immergersi più in profondità per trovare il cibo dato che i pesci si spostano nelle zone più fresche lontano dalla superficie. “Alcune specie come le risse semplicemente non possono farlo”, aggiunge.

Il metabolismo accelerato degli uccelli marini richiede un’assunzione giornaliera di pesce pari a circa metà del loro peso corporeo per sopravvivere, e ancora di più durante l’accudimento della prole, racconta Sydeman. “Ciò li rende vulnerabili ai cambiamenti in termini di accessibilità delle loro prede”.

Lasciamo agli uccelli il loro cibo

Se le conseguenze dei cambiamenti climatici sul successo riproduttivo degli uccelli marini sono principalmente correlate alla difficoltà nel reperire il pesce, dobbiamo fare qualcos’altro per aiutarli a sopravvivere ai cambiamenti climatici secondo quanto spiegato dai ricercatori nell’articolo: limitare la pesca, nello spazio e nel tempo.

“Nell’emisfero nord in particolare sono necessarie misure più restrittive per contribuire al recupero delle popolazioni di uccelli”, aggiunge Sydeman, “e nell’emisfero sud, dove la pesca sta aumentando, dobbiamo evitare di commettere gli stessi errori”.

Nell’emisfero sud destano crescente preoccupazione le attività ittiche che si concentrano sulle specie più piccole come acciughe o persino krill con cui molti uccelli nutrono i propri piccoli. “Questi piccoli animali rappresentano la principale fonte di sostentamento per gli uccelli”, dice Sydeman. “Quindi tutto quello che possiamo fare per contribuire a preservare le loro prede, in particolare chiudere le zone di pesca intorno alle colonie durante la stagione di riproduzione quando il cibo serve di più, è ben accetto”.

Vi sono esempi virtuosi come alcune aree nel Mare del Nord in cui è stata vietata la pesca commerciale per aiutare le risse nella fase di crescita dei piccoli. Inoltre nell’emisfero sud il pinguino africano, specie a rischio che si nutre di pesce, ha tratto vantaggio da un divieto locale per la pesca con reti a circuizione di sardine e acciughe – il suo pesce preferito – intorno alle colonie di nidificazione.

“Un piccolo miglioramento in fase di riproduzione può avere effetti positivi sul lungo periodo”, racconta Sydeman. “Ma in questo caso è necessario fare ancora di più perché i pinguini sono in grave pericolo”.

Oltre alle restrizioni intorno alle colonie di riproduzione, spesso temporanee, nell’articolo Sydeman e i suoi colleghi sostengono che per contribuire alla sopravvivenza degli uccelli marini è importante anche creare delle aree marine protette in cui le creature che vi abitano possano trovare ripari sicuri – e abbondanza di nutrimento – tutto l’anno.

Lo stesso vale sicuramente per le barriere coralline, secondo Knowlton, con vantaggi anche per l’uomo. “Le aree marine protette sono vantaggiose anche per le attività di pesca. Garantiscono infatti lo sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche”.

Inoltre, conclude, regalano tempo alle specie mentre noi ci impegniamo nella lotta ai cambiamenti climatici. “Lo sforzo per il clima è davvero importante ma anche nella migliore delle ipotesi passeranno un paio di decenni prima che inizi a dare i suoi frutti. Quindi queste iniziative che possiamo prendere già a livello locale saranno di grande aiuto”.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


Tagcloud:

Awed vince l'Isola dei Famosi e scoppia in lacrime: guarda

Plastica, inquinamento e cambio climatico, è allarme per la salute degli oceani