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Chernobyl: le conseguenze sui bambini nati dai sopravvissuti al disastro

Morton e i suoi colleghi hanno studiato campioni di tessuto di 440 ucraini che avevano ricevuto una diagnosi di cancro alla tiroide di cui 359 erano stati esposti alle radiazioni di Chernobyl. La maggior parte di loro erano donne che avevano vissuto a Kiev, capitale dell’Ucraina, durante il disastro di Chernobyl ed erano giovani al momento dell’esposizione, con un’età media di circa 7 anni, e 28 anni all’epoca della diagnosi di cancro.

Il team di Morton, inoltre, disponeva di molte informazioni sulla quantità di radiazioni assorbite dalla tiroide di quegli individui. Per 53 dei partecipanti allo studio, già nel 1986 i ricercatori avevano misurato direttamente i livelli di radioattività della tiroide. Altri erano stati intervistati per sapere dove vivevano e cosa avevano mangiato nei giorni dell’incidente di Chernobyl permettendo così ai ricercatori di stimare la quantità di radiazioni che potevano aver assorbito.

“Con questo studio abbiamo collegato per la prima volta immagini molecolari su larga scala a dati sull’esposizione molto dettagliati”, prosegue Morton.

Analizzando i dati, Morton e i suoi colleghi hanno notato chiari segni degli effetti delle radiazioni sul DNA. All’aumentare della dose di radiazioni di un individuo aumentano anche le probabilità che le cellule della sua tiroide presentino un tipo di mutazione detto DSB (dall’inglese Double-Strand Break, ovvero la rottura del doppio filamento del DNA). I ricercatori, inoltre hanno scoperto che tanto più giovane era l’individuo al momento dell’esposizione alle radiazioni, tanto più marcate diventavano le alterazioni. Ad esempio, con una dose più elevata era più probabile che al DNA dei tumori mancassero piccole sezioni.

Il team di Morton, inoltre, ha notato un eccesso di eventi di cosiddetta “fusione genica”: mutazioni in cui i filamenti del DNA erano colpiti da rotture complete e mentre la cellula provava a riparare il danno venivano ricongiunti i pezzi sbagliati. Questo tipo di mutazioni può verificarsi anche nei casi “spontanei” di carcinoma alla tiroide ma in genere sono più rari.

“Per usare una metafora, potremmo dire che le radiazioni hanno truccato il mazzo”, spiega Chanock, direttore di divisione del National Cancer Institute. Tuttavia il fallout non ha aggiunto carte nuove a quel mazzo. Sebbene Morton e i suoi colleghi abbiano fatto ricerche estremamente approfondite, non hanno trovato una “firma” caratteristica delle radiazioni nel modo in cui le cellule tumorali hanno espresso i loro geni o li hanno contrassegnati chimicamente.

Se i tumori presentano una tale caratteristica deve essere presente solo nelle fasi iniziali del cancro, secondo Morton e Chanock. Quando si verificano le mutazioni chiave che provocano il cancro, questi geni prendono il sopravvento dal punto di vista biochimico cancellando qualsiasi traccia delle radiazioni come un’onda che distrugge un piccolo castello di sabbia. “È un tumore e al tumore non interessa la presenza di radiazioni precedenti”, spiega Chanock. “Ha una mente evolutiva propria, per così dire”.

Ullrich aggiunge che i risultati dello studio supportano concretamente le idee precedenti degli scienziati su quanto le radiazioni aumentino il rischio di cancro. E prosegue: “Si tratta davvero del primo studio che è stato in grado di caratterizzare i tumori provocati dalle radiazioni in modo esauriente e dettagliato”.

Gli studi sui sopravvissuti di Chernobyl devono continuare

Gli studi devono informare gli scienziati sui rischi per la salute generale delle radiazioni ionizzanti specialmente tra le popolazioni colpite da disastri nucleari come gli abitanti evacuati dopo l’incidente alla centrale di Fukushima del 2011. Chanock ha espresso la speranza che i risultati rassicurino coloro che sono stati allontanati da Fukushima, che ha rilasciato un decimo delle radiazioni di Chernobyl, e che quindi in teoria dovrebbe determinare un rischio ancora inferiore di mutazioni ereditarie.

Ma gli autori dello studio e gli esperti esterni concordano che è necessario proseguire con il lavoro specialmente per tracciare gli effetti delle radiazioni di Chernobyl sulla salute nei prossimi decenni.

“Ci sono pochissimi studi sulle persone esposte alle radiazioni in giovane età per cui disponiamo dei dati di follow-up nel corso dell’età adulta”, spiega Eric Grant, collaboratore del responsabile della ricerca presso la Radiation Effects Research Foundation in Giappone. “I sopravvissuti alla bomba atomica sono uno di questi gruppi e quello di Chernobyl sarà un altro per cui verranno realizzate attività di follow-up continuative”.

Evgenia Ostroumova, epidemiologa presso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro di Lione, in Francia, ha sottolineato che è necessario continuare a finanziare la ricerca su Chernobyl in particolare per scoprire di più sulle conseguenze sanitarie delle dosi ridotte di radiazioni, conseguenze che potranno emergere solo grazie a un impegno prolungato nel tempo.

“Per ottenere una valutazione solida ed esaustiva degli effetti sanitari di Chernobyl e per non perdere informazioni scientifiche preziose, le parti interessate non possono agire singolarmente”, ha scritto l’epidemiologa in un’e-mail. “Dobbiamo consolidare i nostri sforzi e agire ora senza ulteriori ritardi”.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


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