in

9 monumenti che raccontano l'impatto globale della schiavitù

Isola di Gorée (Dakar, Senegal)

Gorée, un’isoletta al largo della costa del Senegal, è stata il principale centro del commercio degli schiavi sulla costa occidentale dell’Africa tra il XV e il XIX secolo. La Maison des Esclaves (Casa degli schiavi), un imponente edificio rosso costruito sull’isola nel 1786, rappresenta l’ultimo punto di uscita per gli schiavi africani. 

Trasformato in museo e memoriale nel 1962, l’edificio racconta una storia più intima sulla tratta degli schiavi, documentando le storie personali dei proprietari della casa e degli schiavi che vi lavorarono. Per sapere di più sul ruolo centrale che il Senegal ha avuto nella schiavitù e sulle figure chiave nella resistenza contro i colonizzatori europei, visitate l’IFAN Historical Museum, un’antica batteria di cannoni trasformata in museo storico nel 1936.

La Città Mercantile Marittima di Liverpool (Inghilterra, Regno Unito)

La Città Mercantile Marittima di Liverpool offre vedute dello scintillante lungomare dallo Stanley and Albert Dock al Pier Head, ma è anche stata il cuore delle attività di traffico di schiavi della città dal 1696 all’inizio del 1800. Nel momento del suo massimo splendore, questa città di mare controllava l’80% del commercio di schiavi dell’Inghilterra e il 40% dei suoi guadagni derivava dalle spedizioni di schiavi dall’Africa. Sculture in pietra delle navi negriere si trovano incise sull’edificio del Porto di Liverpool a Pier Head. 

I viaggiatori possono visitare l’International Slavery Museum vicino ad Albert Dock, che racconta il collegamento tra la città di Liverpool e la tratta degli schiavi. Nell’agosto del 2020 il Liverpool City Council ha nominato 20 strade dove verranno messe delle targhe per raccontare la storia della località all’epoca della schiavitù.

Cais do Valongo (Rio de Janeiro, Brasile)

Conosciuto come la “più importante traccia fisica” dell’arrivo degli schiavi africani nelle Americhe, il Cais do Valongo (Molo di Valongo) era il principale punto di arrivo e commercio degli schiavi africani in Brasile. Circa un milione di africani passò per questo porto dal 1811 al 1831 (quando la tratta transatlantica degli schiavi venne bandita). Le attività illegali relative alla tratta di schiavi al porto proseguirono fino al 1888 quando le operazioni furono definitivamente chiuse. 

Il collegamento del porto con la schiavitù rimase sconosciuto per secoli fino a quando fu scoperto nel 2011 durante i lavori di restauro per le Olimpiadi del 2016. Il molo ora è un sito archeologico esposto dove i viaggiatori possono studiare i resti delle costruzioni in pietra originali e leggere i tre cartelli storici che raccontano gli eventi che qui si sono svolti.

Inoltre, i visitatori possono esplorare il vicino Cemitério dos Pretos Novos (Cimitero dei nuovi neri), uno dei luoghi di sepoltura degli schiavi più grande al mondo. Scoperto nel 1996, durante i lavori di restauro dell’abitazione di una famiglia, il sito è diventato un centro archeologico e culturale per preservare la storia della cultura africana in città. Praça XV de Novembro, una grande piazza usata per i concerti di musica, originariamente ospitava l’asta degli schiavi di Rio e la Pedra do Sal, il centro storico della “Little Africa” di Rio, nonché luogo d’origine della samba dove si stabilirono molti ex schiavi.

Palazzi reali di Abomey (Benin)

Costruiti dal popolo Fon tra il 1625 e il 1900, i Palazzi reali di Abomey hanno ospitato i leader del Regno di Dahomey, uno degli imperi più potenti lungo la costa occidentale dell’Africa. Sotto i 12 re che si sono succeduti alla guida del regno, la tratta degli schiavi è prosperata poiché i leader catturavano gli abitanti di altri stati africani come prigionieri di guerra che venivano successivamente venduti come schiavi ai mercanti portoghesi, francesi e inglesi che li trasportavano verso Paesi come le Americhe e il Brasile in particolare. 

Oggi, i palazzi del Re Ghézo e del Re Glélé ospitano l’Historical Museum of Abomey che narra la ricca storia del regno e la sua resistenza nei confronti dell’occupazione coloniale francese.


Fonte: http://www.nationalgeographic.it/rss/all/rss2.0.xml


Tagcloud:

Un piano italiano per le rotte navali green


Coronavirus: la tendenza a procrastinare potrebbe essere un effetto collaterale della pandemia