in

Youth4Climate, i giovani dalle Barbados al Cile: “L'acqua è il nostro grande problema”

Indossano copricapi diversi, parlano lingue differenti, c’è chi è stata una Miss Mondo, chi ha visto la guerra, chi per arrivare in Italia si è fatto due giorni di volo, eppure per tutti c’è un problema comune: l’acqua. Se provi a domandare a uno qualunque dei 400 giovani di 196 Paesi accorsi a Milano per la Youth4Climate, iniziativa che precede la Cop26, quasi tutti rispondono che la prova più tangibile legata all’impatto del cambiamento climatico sulle vite quotidiane nel loro Paese è legata all’acqua. Quella che manca, che cade all’improvviso come mai prima e devasta campi e case, del mare che sale e distrugge l’agricoltura. Vale dal Cile alla Costa d’Avorio, dai Caraibi sino alla Papua Nuova Guinea.

Greta a Milano attacca i politici: “Da voi solo bla bla”

di

Giacomo Talignani

28 Settembre 2021

Agricoltori giordani senza tecnologia

“Le persone da noi pensano che ci siano problemi più grandi del cambiamento climatico. Eppure se chiedi quale problema hanno, ti diranno che manca l’acqua”. Duha Abu-Yahia ha 24 anni, è giordana, e sta focalizzando i suoi studi sulle tecnologie emergenti in campi come l’agricoltura sostenibile. Racconta che in Giordania la siccità “è ovunque”, ma “gli agricoltori non possono farci molto e non hanno tecnologie o risorse per affrontare la crisi. Per questo noi giovani proviamo a trovare soluzioni. Ma ci vogliono fondi per la ricerca che non ci sono. Spesso mi chiedo: quando la gente capirà che la crisi climatica è una cosa seria?”.

Cop26, il summit Onu sul clima è a rischio: Draghi e Johnson in pressing sulla Cina

di

Tommaso Ciriaco

Antonelllo Guerrera

28 Settembre 2021

L’ivoriano Gellizeau, Saint Vincent and Grenadine (foto di Giacomo Talignani

Yao Kouadio vive a chilometri di distanza, in Costa d’Avorio, eppure dice la stessa cosa. “Il cambiamento climatico sta devastando l’agricoltura: o piove troppo o non c’è acqua. Senza raccolti cambia l’economia, le famiglie sono costrette a lavorare di più e non portano i figli a scuola” spiega: “E il bello è che l’Africa non c’entra: i grandi protagonisti delle emissioni sono Paesi come Cina e Usa, ma poi a pagarne le conseguenze siamo noi. Dobbiamo essere aiutati: tecnologie, investimenti, conoscenze. Abbiamo bisogno di sfruttare il vento e trasformarlo in energia, abbiamo bisogno di recuperare l’acqua”.

Una Miss con un messaggio per il mondo

In altri modi, l’acqua preoccupa una ex Miss Mondo. Ashley Lashley ha 22 anni ed è stata Miss Mondo Barbados 2018. I concorsi di bellezza e le foto per lei sono solo una vetrina, dice, per portare messaggi. Ha iniziato aiutando giovani con disabilità nel suo Paese per poi rimanere “scioccata dagli impatti della crisi climatica nei Caraibi”. Spiega che come cittadina delle Barbados non può non notare che “tutto sta cambiando, dalla crescita del livello del mare alla mancanza di acqua. Nelle piccole isole la vita si fa più dura e io so di dover fare di tutto per impegnarmi a salvare queste isole e coinvolgere sempre più giovani nella battaglia. Gli uragani da noi fanno paura, ma mi fa ancor più paura la mancanza di risorse a cui stanno andando incontro le nuove generazioni”.

L’inviato Onu per il clima Mark Carney: “Convincere Cina e India a fare di più oppure sarà una catastrofe”

dal nostro corrispondente

Antonello Guerrera

20 Settembre 2021

 Al suo fianco c’è Deany Gellizeau di Saint Vincent and Grenadine. Dice che ai Caraibi “nelle piccole isole ormai si vede sempre di più tutta la negatività della crisi climatica, compresa la perdita di biodiversità”. Se è qui a Milano, è per “combattere”. La stessa cosa vuole fare Rayne Sullivan, americano di 25 anni, venuto per “ascoltare, imparare e condividere, per incoraggiare i ministri americani a fare di più contro la crisi climatica. Gli States soffrono come altri Paesi per l’impatto di uragani, inondazioni, siccità: dobbiamo essere più aggressivi, noi Usa per primi, nella lotta alle emissioni”.

Deany Gellizeau, di Saint Vincent and Grenadine  (foto di Giacomo Talignani

I danni delle inondazioni in Argentina

“In Cile contiamo sette su nove criteri di vulnerabilità del climate change individuati dalle Nazioni Unite. Il problema principale? L’accesso all’acqua. C’è una siccità senza precedente. Circa 40% delle città in Cile non hanno accesso, devono venire i camion a portacela. Prima pioveva due tre mesi d’inverno, ora piove una settimana. Ti immagini come sarà il futuro?”, dice Benjamin Ponce Carvajal.

L’attivista cileno Benjamin Ponce Carvajal (foto di Giacomo Talignani

Gli fa eco Sara Gonzalez: “Io sono del Costa Rica, un Paese che ha una siccità ormai costante, tutti gli anni. Va sempre peggio. Dobbiamo adattarci e trovare nuove soluzioni per le comunità indigene e della costa che oggi soffrono”.

L’attivista ambientale del Costa Rica Sara Gonzalez (foto di Giacomo Talignani

In Argentina “c’è una crisi climatica, economica, sanitaria. Più della metà della popolazione è povera. Qui stiamo perdendo foreste, culture, ma anche case distrutte dalle inondazioni. La Cop26 deve rispondere con una forte cooperazione mondiale e il Nord del mondo deve invertire la rotta” sostiene invece Maximo Mazzocco.

Clima, intervista al ministro Cingolani: “Decennio decisivo, altrimenti ci attendono scenari insostenibili e letali”

di

Luca Fraioli

09 Agosto 2021

Da lontanissimo, è arrivato anche Kim Allen, della Papua Nuova Guinea. Racconta che le isole del Pacifico sono in estrema sofferenza. “Siamo fra i dieci Paesi più in sofferenza al mondo. Il 60% della popolazione è fatta di giovani e sapete cosa ci aspetta? Mare che invade le colture e non ci permette il cibo, l’agricoltura. Ditelo: ci servono investimenti, energie rinnovabili, nuovi sistemi per sopravvivere”. Mentre si aggiusta il cappello con i colori della sua bandiera, fa quasi una smorfia di dolore. Hai paura di dovertene andare? “Non lo so – risponde – credo che abbiamo ancora la possibilità di vivere qui. Lo spero. Ma serve uno sforzo globale per cambiare le cose. E, con il mare che si mangia le coste e sale di continuo, c’è poco da fare”.

Clima, intervista a Kerry: “Il mondo è a una svolta per un futuro più pulito”

di

Maurizio Molinari

21 Luglio 2021


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml


Tagcloud:

Nikon Small World: minuscole meraviglie rivelate dalla lente del microscopio

Vanessa Nakate: “Io ci spero, la Terra può salvarsi. Ma a scuola si insegni la giustizia climatica”