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Smog addio: l'aria che tira e cosa facciamo per migliorarla

Nella prima fase dell’epidemia l’area padana è stata la più colpita e ancora oggi Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono regioni arancioni a differenza di una buona parte del resto del paese. Nell’area padana si respira l’aria più inquinata d’Italia perché si sommano le emissioni urbane da trasporti e riscaldamento delle città ricche e fredde del Nord, con quelle industriali e soprattutto agricole della zona più industrializzata e dove prosperano l’agricoltura estensiva e gli allevamenti più numerosi, cui si aggiunge il fatto che, climaticamente, la bassa pressione la fa da padrone. C’è una connessione tra le due cose? Secondo studi sempre più numerosi c’è una relazione indiretta, ovvero il fatto che una lunga esposizione al particolato e ai gas inquinanti rende più fragile il sistema polmonare che quindi sarebbe più facile preda del malefico virus. Altri studi sono in corso per verificare se le componenti di maggior dimensione del particolato siano in grado di trattenere il virus e trasportarlo nei polmoni di chi lo respira. Basta tuttavia la prima considerazione a suonare un ennesimo fortissimo allarme sui danni dello smog che ogni giorno respiriamo.

Smog addio, il libro curato da Pietro Raitano e dall’Associazione dei Genitori Antismog, affronta la questione dall’inizio elencando quello che finisce dentro il nostro corpo ogni volta che facciamo un respiro, spiegandoci da dove arriva ogni componente e quale danno fa. I principali colpevoli sono noti: trasporti, riscaldamento degli edifici, agricoltura e industria. I danni dell’inquinamento esterno (ai quali bisogna aggiungere quelli dell’inquinamento all’interno delle case, degli uffici e delle fabbriche) sono enormi, 4,2 milioni di morti premature ogni anno, 400 mila solo nella civilissima Europa.

Lo smog è un subdolo compagno di strada, non uccide subito, si insinua nei nostri sistemi respiratori e cardiovascolari, progressivamente li rende più fragili, alla lunga accorcia le nostre vite. Sappiamo anche di quanto: bastano 10 microgrammi di particolato per metro cubo in più per ridurre di sei mesi le aspettative di vita, 40 microgrammi in più fanno due anni. E purtroppo quell’in più non è una eccezione. L’Italia ha livelli di inquinamento atmosferico da paesi assai meno sviluppati, le nostre città più grandi e molte di quelle medie, soprattutto nel Nord, sforano sistematicamente per decine di giorni l’anno i parametri posti dall’Unione Europea, che ci ha più volte richiamato all’ordine e che si avvia a promuovere una procedura di infrazione perché il Piano Nazionale per il Controllo dell’Inquinamento Atmosferico, che avremmo dovuto approvare entro il primo aprile del 2019, ancora non c’è. 

Tuttavia è in atto un processo. Dal 2000 ad oggi in Europa la situazione è in costante miglioramento, se continuassimo ad applicare con rigore le normative e a rispettare i limiti nel 2030 potremmo dimezzare il numero dei morti e rientrare nei parametri fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che sono più stringenti di quelli europei. L’Italia, in questo processo, è nel gruppo di coda.

Smog addio

a cura di Pietro Raitano e dell’Associazione Genitori Antismog (Altreconomia)(Pagine 144, euro 14)


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml


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