Dicembre 2021

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    Tumore al polmone ALK+, è disponibile in Italia lorlatinib

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 07-12-2021

    È stato approvato in regime di rimborsabilità lorlatinib, per una delle neoplasie più diffuse

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    Sanihelp.it – In Italia il tumore al polmone è la terza neoplasia più diffusa negli uomini e addirittura la seconda nelle donne e i decessi sono ancora troppi. La ricerca, negli ultimi anni, si è però portata avanti, e ha individuato delle alterazioni molecolari che sono alla base del suo sviluppo, come per esempio l’alterazione al gene ALK (Anaplastic Lymphoma Kinase), riscontrabile nel 5-7% dei pazienti con tumore non a piccole cellule, più frequentemente nei più giovani, sotto i 50 anni, fumatori (ma anche no). Questa alterazione favorisce la crescita tumorale e la formazione di metastasi.«Negli ultimi venti anni tante sono le acquisizioni scientifiche e i progressi della ricerca nella diagnostica e nella terapia del tumore polmonare non a piccole cellule con l’identificazione di nuovi target d’azione e farmaci specifici. Nonostante questo c’è ancora un forte bisogno di soluzioni, soprattutto per affrontare in modo efficace la malattia al momento della progressione e in particolare quando questa interessi il comparto cerebrale. La disponibilità di lorlatinib è quindi una notizia assolutamente positiva perché ci permette di trattare pazienti con riarrangiamento di ALK, per i quali era urgente trovare una soluzione per un adeguato approccio alla malattia nel suo decorso», spiega Silvia Novello, Professore Ordinario di Oncologia Medica presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e presidente di WALCE Onlus, associazione nata per tutelare e informare gli ammalati di tumore al polmone e i loro caregiver.Lorlatinib è indicato per pazienti adulti con tumore non a piccole cellule ALK+, in cui la malattia sia progredita nonostante altre terapie e anche in presenza di metastasi cerebrali, in quanto il farmaco è in grado di passare la barriera ematoencefalica, cioè la struttura che regola il passaggio sanguigno di sostanze chimiche da e verso il cervello, per protezione del sistema nervoso da intossicazioni. Si tratta inoltre di un medicinale ben tollerato, che lascia quindi sperare in una nuova ed efficace opzione terapeutica.

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    Un robot a scuola, sperimentazione in 5 istituti: studenti e prof interagiscono con l'intelligenza artificiale

    Si chiama Social Robot ed è un robot autonomo capace di interagire e comunicare con gli esseri umani seguendo comportamenti sociali e regole. Ne esistono già alcuni esempi ma mai nessuno, prima di oggi, ne aveva ideato e sviluppato uno per le scuole. Protom, la prima Kti Company italiana, con il supporto dell’università di Napoli […] LEGGI TUTTO

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    Cremona, a teatro i ragazzi che con la pandemia hanno lasciato la scuola

    Hanno lasciato la scuola durante la pandemia. Si sono ritrovati a teatro: per cinque settimane ogni mattina trenta ragazzi e ragazze hanno messo in piedi lo spettacolo di danza “Qui, quasi un inizio” che andrà in scena martedì 7 dicembre al teatro Ponchielli di Cremona. Verranno anche i loro ex compagni e insegnanti a vederli. Chissà, magari potrebbe significare l’inizio di un ritorno tra i banchi.

    Il progetto si chiama “Non uno di meno – La scuola senza cattedra”, presentato da una fitta rete di partner delle province di Cremona, Brescia e Mantova e selezionato dall’impresa sociale “Con i Bambini”, nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

    “E’ stata fatta un’azione di rete, con presidi, insegnanti ed educatori, per intercettare questi ragazzi che per vari motivi non frequentavano più o poco la scuola” spiega il regista e attore Mattia Cabrini. I protagonisti sono giovani dai 14 ai 18 anni di vari istituti di Cremona. A loro si è aggiunta una classe del liceo Anguissola in difficoltà: la Dad aveva portato a fragilità e tensioni, anche relazionali. 

    La pandemia ha avuto effetti devastanti sugli adolescenti, tanto da incidere sulla dispersione e l’abbandono scolastico. Da Cremona arriva una risposta alternativa ai ragazzi che si sono persi per strada, può essere da modello per altre realtà.

    Le prove dello spettacolo  LEGGI TUTTO

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    Basta condanne per i presidi: non saranno più responsabili delle carenze degli edifici scolastici ma solo se le avranno segnalate

    Ritorna sulle spalle dei sindaci la piena responsabilità per le carenze strutturali degli edifici scolastici. Tra poco, i presidi delle scuole italiane potranno dormire sonni più tranquilli perché un recente emendamento al decreto legge Fisco e Lavoro, in discussione al Senato, ha modificato il testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che equipara i dirigenti scolastici a datori di lavoro. Dal 2008, anno di pubblicazione del vademecum sulla sicurezza, i capi d’istituto sono responsabili di qualsiasi cosa accada all’interno delle mura scolastiche, compresi gli incidenti attribuibili a carenze degli edifici stessi, anche quando i capi d’istituto hanno segnalato per tempo all’ente locale i pericoli e la necessità di interventi, ordinari e straordinari.

    Nel 2017, una dirigente scolastica di Sapri venne condannata perché un ragazzo esterno alla scuola, che era andato ad assistere al colloquio di maturità di un amico, era precipitato da un’altezza di alcuni metri perché il lucernario pericolante di un terrazzino dove si era recato per prendere una boccata d’aria, interdetto dalla stessa preside con un lucchetto alla porta, aveva ceduto e il ragazzo aveva riportato diverse ferite. La vicenda destò scalpore tra i dirigenti italiani poiché, a loro dire, la collega aveva ottemperato a tutte le disposizioni di legge, vietando l’accesso al terrazzino, ma era stata condannata per una carenza cui avrebbe dovuto provvedere l’ente locale di riferimento.

    Infortuni a scuola, i presidi in piazza: “Stanchi di pagare”

    Ilaria Venturi

    15 Ottobre 2019

    A diffondere la notizia che dal piccolo universo della scuola e dei capi d’istituto verrà percepita come una rivoluzione, Marcello Pacifico, a capo dell’Anief e di Udir, il giovane sindacato dei dirigenti scolastici. A presentare la commissione (congiunta Finanze e Lavoro) a Palazzo Madama il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone. Il testo è chiaro: “I dirigenti delle istituzioni scolastiche sono esentati da qualsiasi responsabilità civile, amministrativa e penale qualora abbiano tempestivamente richiesto gli interventi strutturali e di manutenzione (…), necessari per assicurare la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati, adottando le misure di carattere gestionale di propria competenza nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente”.

    In Italia, a detenere la proprietà degli edifici scolastici sono i Comuni (per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado) e le Province (o città metropolitane e liberi consorzi, per le scuole superiori). Enti locali che hanno l’obbligo di assicurare tutti gli interventi di manutenzione per garantire la sicurezza e evitare incidenti ad alunni e personale. Ma spesso, per mancanza di fondi, i lavori non vengono eseguiti anche quando i dirigenti scolastici ne hanno segnalato l’esigenza. D’altro canto, il capo d’istituto non può intervenire direttamente sugli edifici in questione, innanzitutto per mancanza di fondi oltre che di competenza.

    La modifica al testo unico era attesa da 13 anni. “Da cinque anni – dichiara Pacifico – chiediamo questa modifica, dalla fondazione del giovane sindacato, in parlamento e in tutti i convegni. La battaglia era stata recepita in una specifica proposta di legge più articolata presentata alla Camera dei deputati dall’onorevole Virginia Villani (M5S). Finalmente i presidi che non hanno mai avuto il potere di spesa sugli interventi, grazie LEGGI TUTTO

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    Scuola, il plesso (ventilato) di Vo' Euganeo non va in Dad

    ROMA – Zero classi in quarantena da due mesi, scrive Alfonso D’Ambrosio, preside del plesso scolastico dei Colli Euganei: l’Istituto comprensivo che distribuisce medie, elementari e infanzia tra Lozzo Atestino, Cinto Euganeo e appunto Vo’, il paese in provincia di Padova che ha conosciuto la prima vittima del Covid in Italia. E Vo’, il comune simbolo, resiste. Le sue aule, tutte dotate di apparecchi per la ventilazione forzata, continuano a ricevere senza interruzioni della didattica gli alunni dai tre ai sei anni.

    In quest’ultima settimana la sensibile crescita dei contagi del Veneto – che è arrivato a segnare, ieri, 2.656 positivi in un giorno – ha toccato anche un istituto vicino, facente parte dello stesso complesso: in seconda media una classe del plesso di Lozzo Atestino è andata in quarantena, e quindi in Didattica a distanza. Si va ad aggiungere, nella conta dell’istituto comprensivo, alla prima elementare con tre alunni contagiati a inizio settembre, questi a Cinto Euganeo. Restano zero i docenti positivi, su cento in tutto, ma tre studenti del “comprensivo” nell’ultima settimana (e tre, appunto, a settembre) hanno contratto il Covid. Sono sei su un totale di 660. Nessuno di questi, appunto, a Vo’.

    Il sistema scolastico di questa area ha conosciuto, grazie all’azione del preside D’Ambrosio, un miglioramento delle condizioni di salubrità delle classi. Ci sono sanificatori in ogni aula, i cosiddetti impianti Vmc. “Controlliamo i dati ambientali da remoto, la sanificazione avviene con sistemi nebbiogeni”. Le tre positività dell’ultima settimana, registrate alle secondarie inferiori di Lozzo Atestino, “dipendono, probabilmente, dal fatto che quel plesso è temporaneo e non è dotato del sistema di sanificazione pensato per gli altri due”. Questione che porta un nuovo elemento a considerare la ventilazione artificiale e gli impianti di sanificazione un fattore importante per la lotta al coronavirus all’interno delle scuole italiane. Sul fronte ventilazione, su cui insiste il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, solo la Regione Marche ha investito in maniera progettuale. Per il resto, ci si affida alle singole iniziative dei dirigenti scolastici italiani.   

    La scuola di Vo’, con i piccoli di 3-6 anni, non è stata ancora toccata dal virus. “I nostri buoni risultati”, dice D’Ambrosio, “sono anche legati al fatto che abbiamo organizzato un piano di lezioni all’aperto, possibile fino a quando le temperature hanno tenuto”.  

    La sottosegretaria all’Istruzione, Barbara Floridia, ha detto che al 20 novembre, quindi due settimane fa, nel Paese risultavano in Dad il 2,6 per cento delle classi del primo ciclo e l’1,4 per cento del secondo. LEGGI TUTTO

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    Covid, Fiaso: nelle intensive aumento del 17% dei ricoveri di No Vax, meno 10% di vaccinati

    Nelle terapie intensive aumentano del 17% i pazienti non vaccinati mentre diminuiscono del 10% i vaccinati. La diminuzione dei vaccinati nelle intensive, nonostante l’aumento complessivo dei ricoverati, è un segnale positivo circa la protezione del vaccino dalle forme gravi. È quanto rende noto Fiaso, Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere, in base ai dati degli ospedali sentinella, rilevati in data 30 novembre.Parzialmente differenti i dati relativi alle terapie intensive in cui i pazienti crescono a un ritmo inferiore. I ricoveri in Rianimazione fanno registrare un aumento di sole 7 unità, pari al 9%, e si tratta esclusivamente di non vaccinati.  Il trend dei ricoveri Covid è, dunque, in progressiva crescita e accelerazione. Sono in tutto 810 i pazienti monitorati dallo studio Fiaso contro i 697 del 23 novembre. L’incremento sembra anche accelerare rispetto all’ultima rilevazione quando il tasso di crescita era stato leggermente inferiore, pari all’11%.

    A conferma delle precedenti rilevazioni, l’età media risulta decisamente più bassa tra i non vaccinati: i pazienti positivi al Covid che finiscono in ospedale senza aver ricevuto nemmeno una dose di vaccino hanno in media 63,4 anni a differenza dei vaccinati che hanno 74,7 anni. La presenza di patologie pregresse, inoltre, continua a essere più alta tra chi è stato vaccinato: fra i vaccinati i pazienti con comorbidità sono il 71% mentre fra i non vaccinati il 56%. I non vaccinati che vengono ricoverati, dunque, sono in media più giovani e godono di uno stato di salute migliore.

    Il No Vax Lorenzo Damiano finisce in terapia sub intensiva e si converte: “Seguirò la scienza: mi vaccinerò. Vaccinatevi tutti”

    di

    Enrico Ferro

    01 Dicembre 2021

    “Crescono i ricoveri di non vaccinati, diminuiscono quelli di vaccinati: i dati degli ospedali sentinella Fiaso relativi alle Terapie intensive nell’ultima settimana evidenziano come a subire le conseguenze peggiori del Covid siano essenzialmente i non vaccinati – commenta il presidente Fiaso Giovanni Migliore -. Siamo fiduciosi che l’ampliamento della platea per la terza dose e l’ampia copertura dei fragili proteggerà i soggetti vaccinati dalle forme gravi della malattia. Occorre però intraprendere la campagna vaccinale anche tra i bambini per bloccare la circolazione del virus e per proteggere i più fragili”.

    “Il numero di pazienti Covid ricoverati è in crescita, ma i dati dimostrano che la vaccinazione e la diagnosi precoce influenzano positivamente e in modo sensibile la tipologia di pazienti che necessitano di ricovero e di cure intensive e l’esito della malattia – prosegue Massimo Lombardo, Direttore generale della Asst Spedali Civili di Brescia -. È importante proseguire in questa direzione con uno sforzo congiunto di tutti gli attori del sistema. Tutti gli strumenti di prevenzione, tra cui anche l’igiene delle mani, l’utilizzo della mascherina e il rispetto del distanziamento sociale sono ancora necessari se vogliamo ridurre l’impatto della malattia nella nostra comunità”.

    Il totale dei pazienti di età inferiore ai 18 anni ricoverati negli ospedali sentinella è di 17 di cui 2 in terapia intensiva. Età media 4 anni. I due ricoverati in Rianimazione hanno 14 e 11 anni e sono ricoverati all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli e agli ospedali Riuniti di Ancona. L’aggressività del virus non risparmia i più piccoli e, oltre a colpirli con la malattia, li rende potenziali vettori dell’infezione tra gli adulti: ecco perché è necessario procedere con la vaccinazione in età pediatrica. Serve a proteggere i nostri bambini, a frenare la circolazione del virus e anche garantire il diritto allo studio riducendo i contagi nelle scuole e assicurando la regolarità delle lezioni in presenza”, dichiara il Direttore generale dell’ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon, Rodolfo Conenna. LEGGI TUTTO