Dicembre 2021

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    Mieloma multiplo: ora c'è la Carta dei diritti del paziente

    Tumori: prevenzione e terapie

    di Elisa BrambillaPubblicato il: 14-12-2021

    L’obiettivo è quello di informare, di accrescere il livello di consapevolezza delle cure, ma non solo

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    Sanihelp.it – Il mieloma multiplo è un tumore che colpisce delle cellule del midollo osseo chiamate plasmacellule, cellule del sistema immunitario che derivano dai linfociti B il cui il compito è quello di produrre gli anticorpi per combattere le infezioni. La moltiplicazione abnorme e incontrollata di una plasmacellula origina delle cellule tumorali. Si osserva quindi una riduzione delle difese immunitarie. La malattia colpisce prevalentemente le persone anziane. In Italia, il mieloma multiplo rappresenta l’1,5% di tutti i tumori diagnosticati nella donna e l’1,6% di quelli diagnosticati nell’uomo. Allo scopo di migliorare la conoscenza di questa malattia e di far sì che le regioni abbiano un atteggiamento uniforme nella presa in carico e nelle cure dei pazienti, è stata elaborata la Carta dei diritti del paziente con mieloma multiplo, promossa da Cittadinanzattiva con il contributo non condizionato di GlaxoSmithKline (GSK).Nella Carta si tratta del diritto alla prevenzione e alla tempestività delle cure, all’equità delle cure, al trattamento personalizzato e a ricevere la migliore opportunità terapeutica, alla qualità delle cure, alla qualità della vita, all’informazione consapevole, alla buona relazione e all’informazione sulle scelte di cura, alla presa in carico della persona nella sua complessità, alla cura degli aspetti psicologici, a non soffrire.«Ancora oggi l’accesso alle terapie innovative è appesantito da procedure regolatorie eccessivamente lunghe che rallentano fortemente l’effettiva disponibilità delle cure per i pazienti. Soprattutto per i pazienti in fase avanzata o refrattari alla terapia standard, la scelta della cura più appropriata va fatta in linea con i protocolli terapeutici più aggiornati esistenti a livello nazionale e internazionale, e occorre che essi siano in effetti resi disponibili per i pazienti in modo tempestivo ed uniforme sul territorio. È prioritario lavorare per supportare familiari e caregiver che hanno un ruolo centrale nel difficile percorso di cura, sia sotto l’aspetto psicologico che nel contribuire a una migliore aderenza terapeutica. La possibilità di implementare nuovi modelli organizzativi territoriali, basati sulla prossimità delle cure e favoriti dall’innovazione tecnologica, appare oggi una priorità assoluta» spiega Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva.

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    Acqua e cosmetici energizzati: funzionano?

    Risorse naturali

    di Stefania D’AmmiccoPubblicato il: 14-12-2021

    L’uso dei cristalli per attivare l’acqua e le creme è ancora oggetto di studi. Qui vedremo come vengono utilizzati e quali potrebbero essere gli effetti positivi

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    Sanihelp.it – Acqua energizzata e cosmetici contenenti cristalli: funzionano? E a che cosa servono?
    Nel 2021 c’è stato un vero e proprio boom di questi tipi di prodotti, dalle borracce che consentono di energizzare l’acqua, alle creme, e altri cosmetici, che danno la possibilità di sfruttare le potenzialità dei cristalli.
    Ma che cosa c’è di vero?
    I cosmetici contenenti cristalli sono molti, e possono essere costituiti da creme, sieri e molti altri tipi di prodotti che promettono di poter agire sul rossore, l’infiammazione, i brufoli e anche le rughe.
    In particolare, il loro funzionamento si potrebbe basare sulle vibrazioni energetiche dei cristalli e sulla loro efficacia sulla pelle.
    La scienza ha cercato di valutare l’efficacia di questi cosmetici e sono state effettuate alcune ricerche, in particolare tra il 1999 e il 2001, quando 80 partecipanti ad uno studio hanno ricevuto un piccolo libro che conteneva le indicazioni in merito all’efficacia dei cristalli. Metà dei partecipanti ha ricevuto cristalli veri, mentre l’altra metà cristalli falsi.
    Secondo lo studio, in entrambi i gruppi è stato possibile sperimentare sensazioni positive, portate soprattutto dal così detto effetto placebo.
    Se, quindi, la scienza non sembra essere positiva in merito all’efficacia di questi cosmetici, spesso le creme e i sieri sono comunque composti da altri ingredienti attivi, che possono aiutare notevolmente la pelle.
    Oltre ai cosmetici, però, in quest’ultimo anno abbiamo visto anche la vendita di moltissime bottiglie e borracce che consentono di caricare positivamente l’acqua.
    Essenzialmente la bottiglia ha, al fondo, uno scomparto nel quale sono presenti i cristalli: l’esposizione dell’acqua ai cristalli la caricherebbe positivamente e consentirebbe di assorbire le vibrazioni provenienti dalla gemma.
    Anche in questo caso non si hanno effettive evidenze scientifiche relative alla positività dell’acqua caricata con i cristalli, ma se questo tipo di abitudine consente di bere più acqua, allora potrà comunque comportare effetti molto positivi per la salute.

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    Scuola, concorso presidi: “Un quinto degli scritti è stato alterato”

    ROMA – Con l’accesso agli atti dello scorso 28 aprile, i candidati sconfitti (e non rassegnati) al concorso per dirigenti scolastici del 2017 sono riusciti ad acquisire i testi scritti di tutti i 2.900 vincitori e i 500 idonei della prova scoprendo, ora sostengono, che un quinto presentano anomalie e alterazioni. Non sono genuini, ecco.

    A conferma delle loro considerazioni, hanno consegnato alla Procura di Roma le prove scritte attraverso gli avvocati Pierpaolo Dell’Anno e Giuseppe Murone. E’ la prima volta che tutti i compiti di quel bando vengono rilasciati dal ministero dell’Istruzione, dopo un lungo periodo – proprio sotto il governo di Lucia Azzolina, che ha partecipato al concorso risultando idonea – di opposizione alla loro resa pubblica.

    “Dall’analisi dei compiti”, si legge nella nota difensiva trasformata in un vero e proprio nuovo esposto, “sono emerse alcune irregolarità nell’assegnazione dei punteggi alle singole risposte, che hanno sicuramente influito sull’esito della procedura concorsuale”. La soglia di sbarramento della prova scritta, che determinava l’accesso all’orale, era di 70/100.

    Concorso presidi, mille candidati all’attacco: “Ecco le nuove prove dei falsi”

    Corrado Zunino

    09 Dicembre 2019

    Gli esempi? A proposito della necessità, esplicitata, di citare il quadro normativo di riferimento nelle risposte, 461 compiti non mostrano alcuna citazione eppure prendono punteggio (nello specificio, da 1 a 4). Senza questa valutazione, assegnata arbitrariamente secondo i ricorrenti, 145 candidati non avrebbero superato la soglia minima né avuto accesso all’orale.

    In altri casi, sostiene l’esposto, sono stati assegnati punteggi illegittimi, in quanto superiori al massimo previsto. Per risposte che prevedevano un voto tra 0,25 e 1, alcuni candidati hanno preso, inspiegabilmente, 1,50, anche 1,75. In questo caso, senza il surplus, 106 candidati non sarebbero passati alla prova orale.

    Concorso presidi, uno su tre promosso allo scritto

    Corrado Zunino

    24 Luglio 2018

    Ci sono, quindi, 124 griglie con punteggi errati. Di queste, 18 ottengono una valutazione superiore al massimo attribuibile. E, ancora, sono presenti quattro rivalutazioni per quattro candidate che in un primo momento non avevano superato la prova: promosse senza un apparente motivo.

    In tutto, la contestazione riguarda 705 atti, poco più di un quinto del totale. L’esposto, consegnato il 25 novembre scorso, chiede all’autorità giudiziaria – la Procura di Roma sul concoso presidi 2017 ha già in corso un’inchiesta (compiti corretti alla velocità del fulmine, in casa dei presidenti di commissione) – “se ravvisa nuovi estremi di reato”.

    Gli esclusi dei comitato ricorrente scrivono: “Il concorso 2017 non ha messo in cattedra i presidi migliori e adesso leggiamo della volontà del ministero dell’Istruzione di indire un nuovo bando per l’arruolamento di dirigenti scolastici. Il ministro Patrizio Bianchi si appresta a nuove spese pubbliche quando dovrebbe riprendere in mano una procedura selettiva ingiusta e parziale, connotata da oggettive e documentate criticità”. LEGGI TUTTO

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    Va in onda lo sciopero della scuola: solo 6 su 100. “Ma la ribellione è iniziata”

    La scuola ha scioperato, oggi. E manifestato, ieri e oggi. Con una larga rappresentanza sindacale (mancava la Cisl), gli studenti al seguito per le aule fredde e pure i presidi, travolti dall’avanti-indietro del governo sul virus e le quarantene. I dati, ancora parziali perché riferiti al 60 per cento degli istituti, sono bassi: ha aderito il 6,1 per cento del personale scolastico, ma non tutte le segreterie hanno comunicato. Il segretario della Uil scuola, Pino Turi, dice: “Avevamo tutti contro, abbiamo dovuto organizzare in fretta, considero questo sciopero l’inizio di una ribellione al pensiero unico confindustriale. Diventeremo valanga”.

    Bentornati lettori e lettrici di “Dietro la lavagna”, la newsletter sulla scuola italiana e sulla scuola che sciopera (poco). 

    Vi offriamo, oggi, un’altra “bella lezione”, di quelle che raccontate voi in prima persona. È il nostro format di successo e vi chiediamo di alimentarlo scrivendo a dietrolalavagna@repubblica.it.

    Buone e brutte storie d’istruzione, poi. Tante. I visori per studiare Storia per gli studenti delle superiori di Sassari, l’inizio della diffusione dell’alias per i ragazzi che cambiano sesso. Ecco un’altra newsletter per voi.

    Buona lettura.

    Se volete abbonarvi a “Dietro la lavagna”, o segnalarla a un amico o a un’amica, un collega, a tuo figlio o a tua figlia, questo è il link necessario. Se vuoi scriverci, c’è sempre dietrolalavagna@repubblica.it.

    IN PRIMO PIANO/1

    Sciopero, aderisce al 6,1%. Turi: “Un nuovo inizio”

    di Corrado Zunino

    Pino Turi, segretario della Uil scuola, che dati avete sull’adesione allo sciopero del personale scolastico?

    “Alle ore 14,30, sul 60 per cento degli istituti, ha aderito il 6,1 per cento di docenti e amministrativi. Diverse scuole comunicheranno i numeri domani o lunedì”.

    Di fronte a una proclamazione dello sciopero da parte di sindacati che coprono il 70 per cento degli iscritti totali, 94 insegnanti su 100 non si sono fermati. Un dato deludente?

    “Non certo entusiasmante, ma è un inizio. Dopo due anni di blocco sindacale causa Covid. C’è chi ci aveva chiesto di non scioperare, ancora una volta, per senso di responsabilità e, poi, siamo stati attaccati da tutti. Dobbiamo ricordare che nel 2016, ultima serrata registrata, l’adesione fu al 9 per cento. Il personale della scuola, è un fatto, tende a non scioperare”.

    Nel 2015, in verità, la grande manifestazione contro la Buona scuola di Renzi portò in piazza l’ottanta per cento degli insegnanti. Poi la legge passò lo stesso. Nasce qui, forse, la delusione sindacale del corpo docente?

    “L’effetto di quei numeri si sentì a scoppio ritardato, riuscimmo a modificare la Buona scuola attraverso il contratto. Il governo Renzi approvò la legge, poi il governo Gentiloni con la ministra Fedeli la trasformò. L’approccio della 107 sulla scuola è morto gradualmente: la chiamata diretta dei docenti, per esempio, è stata approvata solo in un ramo del Parlamento”.

    Ai tempi dei social la partecipazione dei lavoratori si riduce a un post su Facebook.

    “I social non sono la realtà e allontanano la gente dalla realtà. Le persone scaricano la rabbia dietro una tastiera. Dobbiamo dirlo, anche noi ci siamo allontanati dalla realtà e oggi abbiamo fatto un bagno di realtà: la gente deve tornare a organizzarsi e fare sindacato nella maniera classica. Lo sciopero, ricordiamo, va preparato. Noi abbiamo dovuto fare tutto velocemente, da soli, contro un pensiero unico che neppure consente di parlare di astensione dal lavoro. Oggi la gente ha cominciato a ribellarsi, la scuola si ribella. C’è sempre qualcuno che inizia, siamo la palla di neve che diventerà valanga”.

    Avete scioperato per i pochi soldi in busta paga nel rinnovo del contratto.

    “Non solo. La politica martella gli spettatori e i lettori con una propaganda che nasconde i fatti: qualcuno pensa davvero che ci sono i soldi per il contratto della scuola, che ci sono le risorse per ridurre le classi pollaio, per rifare le scuole. Questo è il guaio, la disinformazione e la successiva rassegnazione. La gente rassegnata è peggio della gente in piazza. I docenti restano pur sempre quell’istituzione che deve indurre le nuove generazioni a essere motivate”.

    È frustrante, oggi, fare il sindacalista della scuola?

    “È esaltante quando guardi i lavoratori negli occhi, frustrante quando parli con la politica. Il Parlamento è esautorato: con la Legge di bilancio ha ricevuto dal governo 600 milioni di euro per le minute spese e non può incrementarli. Il presidente Mario Draghi ha deciso di sovvenzionare la scuola e non l’università. Vede la prima come un centro di occupazione professionale, ma è molto altro. È un ascensore che deve consentire a tutti di accedere alle più alte cariche sociali”.  

    Che cosa pensa dopo otto mesi del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi?

    “È un’ottima persona che non ha potuto incidere, gli hanno subito bocciato ogni proposta. Un ministro dimezzato e usato solo per immagine. Dopo una lunga stagione di attacco al sindacato, partita con Matteo Renzi, proseguita con Lucia Azzolina, oggi al ministero dell’Istruzione abbiamo patito un eccesso di intermediazione senza risultati, ore e ore di discussione senza approdare a nulla. Siamo tra due fuochi, quello neoliberista e quello populista. E sta venendo meno la sinistra sociale. Siamo rimasti noi a rappresentare la sinistra sociale, senza partiti di riferimento, e dobbiamo fare il lavoro due volte”.

    PRIMO PIANO/2

    Si fermano anche i presidi. Studenti e aule fredde

    Risorse per il rinnovo contrattuale, proroga dei contratti Covid anche per il personale Ata e riduzione del numero di studenti nelle aule per evitare le cosiddette classi pollaio. Sono alcune delle richieste dei sindacati degli insegnanti e del personale amministrativo che hanno scioperato (Flc Cgil, Uil Scuola Rua, Snals Confsal, Gilda, Unams, And, Anief, Fisi, Cobas, Cub Sur e Sisa). Non tutte le sigle, la Cisl non ha aderito.

    L’adesione, stimata in giornata (dato non definitivo), è del 6,1 per cento sul 60 per cento delle scuole. Molti istituti hanno chiuso per la mancanza di bidelli. Sul malcontento per la mancata valorizzazione dei docenti (i 12 euro lordi per premiare la dedizione hanno fatto arrabbiare) si è innestato il caos nella gestione delle quarantene della classi. Uno dei motivi che ha fatto scattare l’adesione allo sciopero anche tra i presidi. “Il prolungarsi dell’emergenza pandemica ha determinato per i dirigenti scolastici – spiegano Flc-Cgil, Uil e Snals – un sovraccarico di responsabilità e di lavoro che per rispondere alle esigenze del tracciamento non conosce tregue nemmeno nei giorni festivi e negli orari serali. È arrivato il momento di dire basta e di pretendere risposte sulle questioni che da tempo rivendichiamo”. Tra queste, il contratto.  LEGGI TUTTO

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    “Chiamami alias, il mio genere è un altro”: ecco le scuole che difendono l’identità fluida

     “Sul registro c’è scritto Anna, a me sa di acido perché io mi sento Andrea”. E così è per Giulia che vuole essere Geremia al liceo Dini di Pisa. Per Gabriele che tornerà nel professionale di Palermo solo quando la chiameranno Gabriella. O per Dario che ora al Telesio di Cosenza è Daniela. Un nome nuovo, una desinenza mutata: a qualcuno può sembrare un dettaglio, è molto di più. L’ultima battaglia per la carriera alias è partita da Roma, dal liceo Cavour affacciato sul Colosseo. Qui c’è Andrea, 19 anni, che è nato Anna, ma ogni volta che lo chiamano così “è una coltellata”, rivela. Per questo ha chiesto alla preside di attivare la carriera alias. Dopo i suoi appelli sui social il “no” iniziale è diventato “parliamone”. E ora se ne parla. Non solo a Roma.

    Un profilo speciale

    Ma cos’è la carriera alias? È un profilo burocratico, alternativo e temporaneo, riservato studenti e studentesse transgender. Chi chiede la carriera alias può sostituire il nome anagrafico attribuito alla nascita in base al sesso biologico con quello scelto. Non un vezzo, una moda, come sostengono i detrattori, perché bisogna dimostrare di aver intrapreso un percorso di transizione di genere. Si sigla un patto di riservatezza tra studenti e scuola; e per i minorenni serve il consenso dei genitori.

    Ma il diploma no…

    La carriera alias non è un documento ufficiale, non ha valore legale e non può essere speso fuori dalla scuola o dall’università. Ma sul registro elettronico, sui compiti in classe, all’appello, nei corridoi, ci sarà scritto e si dirà Andrea invece di Anna, Geremia al posto di Giulia, Gabriella e non Gabriele, Daniela e non più Dario. Sul diploma invece ci sarà ancora l’identità anagrafica.

    L’artistico apripista e i torinesi con l’asterisco

    In Italia sono la metà le università e una trentina gli istituti superiori che hanno già attivato la carriera alias. Ma una primavera fa si contavano sulle dita di una mano. Poi, pian piano, si è scelta la via dell’inclusione e del riconoscimento. Il primo è stato l’artistico Ripetta di Roma, l’ultimo il classico Cairoli di Varese. “Attivare la carriera alias ci è costato poco e ci sta dando soddisfazioni: i ragazzi coinvolti vivono la quotidianità scolastica in maniera più serena”, racconta la preside del Ripetta, Anna De Santis. Qui ci sono anche due bagni per chi è in transizione, sopra non c’è scritto né “maschi” né “femmine”. A Varese c’è stato prima un sondaggio – hanno detto sì 421 studenti su 457 votanti – poi è arrivata l’approvazione dell’intero Consiglio d’istituto. E così è successo nelle altre scuole. Un censimento ufficiale non esiste, se ne contano nove nel Lazio, due in Lombardia, tre in Toscana, cinque in Veneto, una in Umbria, una in Trentino, una in Emilia Romagna, due in Puglia, una in Calabria, una in Basilicata, una anche in Piemonte. È il liceo classico e musicale Cavour di Torino che ha deciso di modificare la comunicazione istituzionale introducendo un asterisco ogni volta compaiano i termini student* o alliev*.

    I presidi contrari

    Poi ci sono le scuole che fanno resistenza: a Padova si è negato a un ragazzo di usare il nome maschile per le elezioni studentesche, a Napoli di usare il bagno degli uomini, a Pisa i ragazzi hanno occupato davanti al rifiuto dell’alias. “Chiamateci per come abbiamo scelto di essere”, gridano gli studenti, nominateci per quel che siamo, restituiteci identità, di genere in questo caso, almeno tra i banchi, in attesa dei documenti ufficiali.”È un atto di rispetto e di tutela della privacy e una buona prassi che evita a queste/i studenti forzati coming out e la sofferenza di subire bullismo, discriminazioni, misgendering (l’uso di pronomi che fanno riferimento al sesso biologico, ndr)”, sottolinea l’associazione Genderlens che con il Saifip, il servizio di adeguamento tra identità fisica e identità psichica, ha stilato linee guida per le scuole sulla varianza di genere. Mancano indicazioni nazionali: 5 senatori del Pd le hanno chieste in un’interrogazione al ministro della Scuola, Patrizio Bianchi.

    La crociata degli ultracoservatori: “Fermatevi”

    Contrari leghisti e ultraconservatori: “Il meccanismo delle carriere alias genererebbe un ruolo educante negativo, cioè l’idea che la propria sessualità è indipendente dalla condizione biologica e può essere mutata” ha detto ieri il presidente del Family Day, Massimo Gandolfini, presentando un libretto sull’educazione all’affettività contro “le derive ideologiche” e le tematiche di genere che “non devono trovare posto nelle scuole”. Di più, per il senatore leghista Simone Pillon si tratta di “stravaganze, stranezze”, di “teorie sballate”, un “declino della società da fermare”. L’ultima crociata degli ultras anti Zan LEGGI TUTTO

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    Scuola in piazza per il rinnovo del contratto, ma non solo: “Chiediamo risorse e riceviamo tavoli. Servono segnali concreti”

    Scuola in piazza per il rinnovo del contratto. Ma non solo. Questa mattina, il personale della scuola aderente a tutti i sindacati della categoria, ad eccezione della Cisl scuola, si asterranno dal lavoro. A guidare verso lo sciopero docenti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) Flc Cgil, Uil scuola, Gilda e Snals. “La battaglia delle lavoratrici […] LEGGI TUTTO

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    Scuola, obbligo vaccinale dal 15 dicembre: per i docenti sì, per i cuochi delle mense no. E ai genitori basta il Pass base

    Dal 15 dicembre scatta l’obbligo vaccinale per il personale scolastico. E al ministero dell’Istruzione e negli istituti è partito il conto alla rovescia. Per questo il capo dipartimento del Miur Stefano Versari ha diffuso una circolare con alcuni chiarimenti e le risposte a domande frequenti inviate da prof e genitori al ministero (e anche alla mail delle faq di Repubblica). Anche se tra qualche “pare” e qualche “ritiene” la nota del Miur ha già scatenato polemiche perché lascia ancora spazio a dubbi.

    L’obbligo vaccinale

    La vaccinazione, introdotta dal governo, riguarda il “personale scolastico del sistema nazionale di istruzione, delle scuole non paritarie, dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale e dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore”.

    L’obbligo vaccinale riguarda “il ciclo vaccinale primario”, cioè la prima e la seconda dose di un vaccino Pfizer, Moderna, AstraZeneca o del monodose Johnson&Johnson, e, “a far data dal 15 dicembre 2021, la somministrazione della successiva dose di richiamo, da effettuarsi nel rispetto delle indicazioni e dei termini previsti con circolare del ministero della Salute” ed “entro i termini di validità delle certificazioni verdi Covid-19”: ovvero in un intervallo tra 5 e 9 mesi dall’ultima iniezione ricevuta.

    Per svolgere l’attività lavorativa, il personale scolastico dovrà essere dotato di certificazione verde “rafforzata” o Super Green Pass, cioè quello ottenuto da vaccinazione o da guarigione dal Covid. 

    Scuola, ecco come funziona la quarantena e quando scatta la Dad

    di

    Michele Bocci

    01 Dicembre 2021

    Per chi vale l’obbligo vaccinale (e per chi no)

    La vaccinazione costituisce un requisito essenziale ed obbligatorio per lo svolgimento dell’attività lavorativa di dirigenti scolastici, docenti e personale Ata. L’obbligo si applica sia al personale a tempo determinato che a quello a tempo indeterminato. E anche a chi è in servizio a qualsiasi titolo presso altra amministrazione o ente. Vale anche per il personale scolastico che svolge servizio di pre o post scuola.

    Chi sembra escluso è dunque il “personale scolastico il cui rapporto di lavoro risulti sospeso, come nel caso di collocamento fuori ruolo, aspettativa a qualunque titolo, congedo per maternità o parentale”. Ma anche il capo dipartimento non è certo, tanto che nella circolare si legge “pare sia escluso”. Al rientro in servizio a scuola, però, il personale temporaneamente escluso deve aver assolto all’obbligo vaccinale.

    L’obbligo vaccinale non riguarda il personale non scolastico che presta la propria attività lavorativa a scuola: addetti alle mense, alle pulizie, personale impiegato nelle attività di ampliamento dell’offerta formativa o chi opera a supporto dell’inclusione scolastica. Compresi ad esempio gli assistenti degli alunni con disabilità che non siano insegnanti di sostegno.

    Cinque giorni per mettersi in regola, 20 per vaccinarsi

    In caso di documentazione mancante, il personale ha 5 giorni di tempo a partire dalla richiesta del preside per consegnare il certificato di avvenuta vaccinazione o il certificato che attesta l’esenzione o ancora la prenotazione di un vaccino entro altri 15 giorni o l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale.

    Nei 5 giorni che passano tra l’invito del preside a fornire la documentazione e la scadenza consentita, il personale può continuare a lavorare presentando il proprio Green Pass base e dunque sottoponendosi a tampone ogni 72 ore in caso di molecolare o 48 ore in caso di antigenico con esito negativo. Lo stesso per i 20 giorni al massimo che possono trascorrere tra l’invito del preside a dimostrare l’avvenuta prenotazione del vaccino e la somministrazione vera e propria.

    La sospensione

    Chi non presenta alcuna documentazione verrà sospeso immediatamente dal lavoro con diritto alla conservazione del posto di lavoro. Per il periodo di sospensione, non sono dovuti retribuzione né altro compenso o emolumento. La sospensione è efficace fino alla comunicazione da parte dell’interessato, al datore di lavoro, dell’avvio o del successivo completamento del ciclo vaccinale primario o della somministrazione della dose di richiamo, e comunque non oltre il termine di sei mesi dal 15 dicembre 2021.

    Le supplenze

    Per sostituire i docenti sospesi, i presidi possono stipulare contratti a termine che si risolvono nel momento in cui cessa la sospensione del titolare della cattedra. Ovviamente i supplenti dovranno essere a loro volta in regola con la vaccinazione altrimenti non potranno essere chiamati in sostituzione dei loro colleghi.

    Le sanzioni

    Per chi non si vaccina è prevista una multa da 600 a 1.500 euro. Chi non controlla l’avvenuta vaccinazione e il conseguente Green Pass rafforzato rischia una multa tra 400 e 1.000 euro.

    Gli esenti e le mansioni alternative

    Il personale scolastico è esentato dall’obbligo vaccinale qualora non possa sottoporsi alla somministrazione, in caso di accertato pericolo per la salute, “in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale, nel rispetto delle circolari del Ministero della salute in materia di esenzione dalla vaccinazione anti SARS-CoV-2”. In questo caso il dirigente scolastico può destinarla a un’altra mansione senza decurtazione della retribuzione “in modo da evitare il rischio di diffusione del contagio”.

    Sì ai vaccini per i bambini tra 5 e 11 anni: Aifa dà il via libera. Nelle intensive crescono del 17% i ricoveri dei No Vax

    01 Dicembre 2021

    I controlli

    Il controllo dell’avvenuta vaccinazione e del Green Pass è in carico ai dirigenti scolastici, anche loro sottoposti a obbligo. A verificare l’assolvimento dell’obbligo vaccinale da parte di questi ultimi provvedono i direttori degli uffici scolastici regionali. Le indicazioni operative sono però demandante a un successivo provvedimento ancora da pubblicare.

    Studenti e Green Pass: in classe no, sul bus (quasi) sempre

    Per questo riguarda le Faq, il dipartimento precisa che per salire sui mezzi di trasporto pubblico o privato di linea in zona bianca, gialla o arancione ci vuole il Green Pass base. Possono quindi usare bus, tram, metro i vaccinati, i guariti e anche i tamponati. La regola vale per tutti gli over 12, studenti compresi. Non sono invece obbligati a esibire alcun Green Pass i minori di dodici che dunque potranno accedere liberamente sugli scuolabus.

    Le recite scolastiche

    La nota del dipartimento precisa anche, citando il decreto, le regole per lo svolgimento, ad esempio, delle recite di Natale. “Per lo svolgimento delle attività teatrali in ambito didattico per gli studenti, comprese le rappresentazioni in orario curricolare, con riferimento all’impiego delle certificazioni verdi Covid-19 – di legge -, si applicano le disposizioni relative allo svolgimento delle attività didattiche”. Ovvero, anche per lo svolgimento di attività teatrali come per tutte le attività scolastiche, gli studenti non sono tenuti al possesso della certificazione verde. Rimangono invece gli obblighi a carico di tutti i soggetti esterni coinvolti a diverso titolo nello svolgimento delle attività e nelle relative rappresentazioni, inclusi i familiari degli studenti. Nonostante alcune scuole stiano diramando circolari in cui chiedono ai genitori il Super Green Pass, il ministero ribadisce dunque che per loro ci vuole il Green Pass base come previsto dal decreto del 10 settembre scorso in vigore fino a fine anno. LEGGI TUTTO

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    Foro maculare per Valeria Marini

    Occhi

    di Valeria GhittiPubblicato il: 07-12-2021

    La showgirl è apparsa recentemente in tv con una benda sull’occhio sinistro. Ha infatti subito un intervento chirurgico a causa di un foro maculare.

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    Sanihelp.it – Valeria Marini è tornata nuovamente nella casa del Grande Fratello Vip e chi la segue avrà certamente notato che sfoggia una benda sull’occhio. Il perché lo ha spiegato lei stessa prima su Instagram e poi durante un’intervista concessa a Verissimo: è stata operata a causa di un foro maculare.
    Il foro maculare è una retinopatia e consiste nella formazione di un foro nella regione centrale della retina, la fovea, a sua volta al centro della macula. Si verifica più spesso nel sesso femminile e generalmente coinvolge un occhio solo: dopo i 50 anni ha un’incidenza di 3 casi su 1000. Il foro si forma spontaneamente, a volte in seguito a traumi, miopia elevata o anche per fattori vascolari.
    Il foro maculare a volte non dà sintomi, ma più spesso determina un calo della vista da vicino, una macchia scura centrale una visione deformata delle immagini. Per la Marini le prime avvisaglie sono arrivate dopo i controlli di routine cui si è sottoposta con la partecipazione al reality spagnolo Supervivientes: i medici del programma le hanno consigliato di farsi controllare dal proprio oculista che, effettivamente, ha riscontrato la patologia, invitandola a farsi operare.
    Inizialmente, la showgirl ha preso la cosa un po’ sottogamba e solo con il peggioramento della vista si è decisa: il 25 ottobre scorso è stata quindi operata d’urgenza. Il trattamento del foro è infatti esclusivamente chirurgico, tramite vitrectomia, ovvero asportazione del corpo vitreo.

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