Dicembre 2021

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    Scuola, fare la scelta giusta farebbe risparmiare 400 milioni di euro all'anno

    Tra due settimane, parte la kermesse delle iscrizioni al prossimo anno scolastico: il 2022/2023. La scelta “giusta” riduce notevolmente il pericolo di bocciatura o rimandatura a settembre. Con un risparmio connesso che si aggirerebbe attorno a mezzo miliardo di euro all’anno, oltre due miliardi per l’intero percorso della scuola superiore. Si parte il prossimo 4 gennaio. Intanto, attraverso gli open day, le scuole stanno accogliendo genitori e figli per mostrare i gioielli di famiglia, sperando di convincere il maggior numero possibile di alunni. La scelta più difficile è quella riguarda la scuola superiore: liceo, istituto tecnico o professionale? Come ogni anno, gli indecisi sono parecchi. Anche se le scuole medie tra qualche giorno suggeriranno a genitori e studenti, in base all’idea che l’intero consiglio di classe si è fatto di ogni singolo studente, l’indirizzo più adatto dove proseguire gli studi.

    Le scelte delle famiglie

    Secondo i numeri pubblicati dal ministero dell’Istruzione, quasi 4 famiglie su dieci si discostano dal “consiglio orientativo” della scuola media. Ma poi coloro che hanno seguito il suggerimento della scuola hanno una probabilità di essere promossi del 25% superiore rispetto a chi ha fatto di testa propria. Come dire che bocciature e rimandature a settembre si concentrano maggiormente tra questi ultimi, nella misura di due terzi del totale. Pietro Li Causi, insegna Italiano e Latino in un liceo palermitano: “Mi sembra chiaro che alcuni studenti scelgano in base alle proiezioni della famiglia. A questo poi si deve aggiungere che la logica aziendalistica sottesa alle ultime riforme ci induce sempre più, gioco forza, a non ri-orientare gli studenti”.

    Scuola, crescono i licei biomedici dove si impara a diventare dottori

    di

    Corrado Zunino

    28 Settembre 2021

    “Chiamando in causa la retorica dell’inclusività – continua il docente – veniamo invitati a trattenere tutti gli studenti e a promuoverli a ogni costo. Siamo sicuri che gli studenti siano realmente più felici quando vengono promossi o trattenuti senza merito? Siamo sicuri che le promozioni ‘regalate’ non siano avvertite dai ragazzi come una umiliazione? Credo piuttosto che il mancato ri-orientamento neghi la possibilità, ai ragazzi in difficoltà, di sviluppare un reale senso di auto-efficacia e di auto-stima. Insomma, bisognerebbe davvero aiutare i ragazzi a seguire le loro attitudini e le loro vocazioni, e non le attese della società o le proiezioni dei genitori”.

    Il peso economico dei bocciati

    E c’è poi l’aspetto economico dell’insuccesso scolastico. Ogni anno, i bocciati (oltre 180mila prima del Covid) costano alla collettività quasi un miliardo e 200 milioni. Se tutti seguissero il consiglio orientativo formulato dai prof delle medie, questa cifra potrebbe ridursi di un terzo: 400 milioni circa, 2 miliardi in cinque anni. Per questa ragione, una delle sei riforme della scuola contenute nel Pnrr riguarda proprio l’Orientamento scolastico. A tal proposito, Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi ha le idee molto chiare. “Anziché comprendere le aspirazioni e le motivazione dei figli, molto spesso – spiega Giannelli – si sceglie sulla base della prossimità dell’istituto all’abitazione o si manda il figlio al liceo per migliorare il proprio status sociale”. Ma l’orientamento è un’altra cosa.

    Scuola media bocciata: gli alunni apprendono meno che alla primaria, i prof sono più precari

    di

    Ilaria Venturi

    28 Settembre 2021

    “Con una società più complessa di alcuni decenni fa e con le professioni più fluide, oggi la scelta è più difficile e gli studenti hanno le idee meno chiare. E un ragazzo male orientato è difficile che possa recuperare. Servirebbe – continua – una modifica del nostro ordinamento scolastico che consenta di optare a 16 anni, come avviene all’estero, invece che a 14, rendendo più omogeneo il biennio delle scuole superiori. Quello che le scuole chiamano orientamento – conclude Giannelli – è più una modalità di presentazione degli indirizzi, mentre il vero orientamento dovrebbe accompagnare gli studenti dalla scuola media alla secondaria superiore. Servirebbe in ogni scuola un servizio di counseling, con personale formato per seguire, consigliare e orientare i ragazzi”. LEGGI TUTTO

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    Scuola, il ritorno della violenza in classe e delle occupazioni (anche vandaliche)

    Tre mesi di scuola ci dicono che gli studenti sono più aggressivi, oltre che affaticati nel recupero di queste due stagioni a lezioni singhiozzanti e in molti casi spaesati. Oggi, con la nostra newsletter “Dietro la lavagna”, affrontiamo il tema aggressività. Gli episodi sono tanti, ve li raccontiamo nel pezzo di apertura. Proviamo, quindi, a spiegarli attraverso i docenti, gli educatori, alcune ricerche. La Didattica a distanza ha avuto un ruolo, indubbiamente, ma il ruolo di docenti e presidi pericolosamente delegittimati si fa sempre più difficile.

    Le occupazioni delle scuole, ancora. Che non sono  violente per natura, ma in questo fine autunno hanno una carica di vandalismo che ha portato i presidi romani – nella capitale siamo a quota 50 istituti senza lezioni, nel resto del Paese si occupa poco – a firmare un manifesto “per bloccarle definitivamente”. Una di loro, una dirigente della provincia di Roma, c’è riuscita: qui spiega come.

    Bentornati lettori e lettrici di “Dietro la lavagna”, la newsletter sulla scuola italiana piena di conflitti, anche fisici.

    Vi offriamo, oggi, un’altra “bella lezione”, di quelle che raccontate voi in prima persona. È il nostro format di successo e vi chiediamo di alimentarlo scrivendo a dietrolalavagna@repubblica.it.

    E poi, una lettera sulla distanza tra le domande dei ragazzi e le risposte della burocrazia, l’appello al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi da parte dei docenti vincolati, un commento di due insegnanti delle scienze dure alle malinconie scolastiche che emergono dal libro di Paola Mastrocola e Luca Ricolfi.

    Infine, le nostre storie di buona scuola.

    Ecco un’altra newsletter per voi. L’ultima del 2021. Per due settimane ci fermiamo, pausa natalizia (ne hanno bisogno sia la scuola che “Dietro la lavagna”). Ci rivediamo venerdì 7 gennaio 2022.

    Buona lettura e Buon Natale.

    Se volete abbonarvi a “Dietro la lavagna”, o segnalarla a un amico o a un’amica, un collega, a tuo figlio o a tua figlia, questo è il link necessario. Se volete scriverci, c’è sempre dietrolalavagna@repubblica.it.

    PRIMO PIANO/1

    Studenti più aggressivi in aula e fuori

    di Corrado Zunino

    Il ritorno in classe, dopo tre mesi, dice che la pandemia ha lasciato come eredità maligna generazionale tre nuove questioni: lo spaesamento di adolescenti rinchiusi per due stagioni contro natura e nuovamente in difficoltà a relazionarsi con il gruppo, un aumento dei loro problemi psichiatrici e, come frutto e conseguenza dei primi due, una nuova crescita dell’aggressività. In classe, appena fuori dal portone di scuola.

    “Il fenomeno è in essere da prima della pandemia, ma il ritorno a scuola, in presenza, lo ha reso più percepibile”, dice Paola Colacicchi, referente pedagogica in una scuola superiore di Trento. Mettendo a terra la questione, a Villaricca, hinterland settentrionale di Napoli, scuola media Siani, l’11 novembre scorso due ventenni hanno tirato giù dallo scooter un professore di Lettere che in classe aveva rimproverato uno studente (il fratello minore di uno degli aggressori, appunto). I genitori della scuola hanno protestato, manifestando contro la violenza, e a Villaricca è sceso il sottosegretario Rossano Sasso. 

    Una ricerca di Iuss e Università di Pavia offre le parole per provare a spiegare le ragioni di un’aggressività crescente e, per certi versi, naturale nella fascia 11-18 anni. “Dopo la pandemia viviamo con più incertezza e malessere sociale”. Scrivono i ricercatori: “Serve l’attivazione strutturata di percorsi di supporto psicologico per gestire prontamente il disagio psicosociale e promuovere il benessere evitando l’instaurarsi di ulteriore malessere cronico”. 

    Il preside di Vo’ Euganeo, Alfonso D’Ambrosio, illustra: “Nel mio istituto comprensivo, specie nella secondaria di primo grado, registriamo un aumento di casi conflittuali tra studenti, famiglie e docenti. Le ragazze e i ragazzi sono più nervosi, iperattivi. La sensazione forte è che l’aumento della tecnologia abbia fatto crescere gli stati di ansia”. Giusy Princi per undici anni ha guidato un liceo scientifico di Reggio Calabria e dice: “Nei professionali la situazione è più critica. Il post Dad ha lasciato molti strascichi: i ragazzi sono più aggressivi e incapaci di stare in gruppo”.

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    PRIMO PIANO/2

    Le occupazioni a Roma sono a quota 50

    di Valentina Lupia

    L’ondata di occupazioni arriva a quota cinquanta — 50 plessi dall’inizio dell’anno scolastico — e gli studenti di Roma questa mattina sono scesi in piazza. Con un corteo partito alle 10 da Porta San Paolo (Piramide) e arrivato sotto al ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere, hanno chiesto ancora al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi di essere ascoltati. Presenti, tra gli altri, le scuole del Virgilio, Mamiani, Righi, Tasso, Nomentano, Keplero, Kant, Aristofane, Colonna, Darwin, Montale, Manara, Argan, Plauto, Tacito, Benedetto da Norcia, Kennedy, Pacinotti-Archimede e Morgagni, dove i rappresentanti d’istituto, proprio a seguito dell’occupazione, interrotta poi da un caso di Covid-19 positivo, sono stati sospesi. “Dalle scuole alle strade, è tempo di riscatto”, lo slogan, con cui gli studenti e le studentesse chiedono fondi per l’edilizia, programmi aggiornati, fondi aggiuntivi per sportelli di supporto psicologico, stanziamenti più importanti per la scuola all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza: “Quelli destinati alla scuola, allo stato attuale, non sono sufficienti”, spiegano i giovani.

    A metà dicembre le 50 occupazioni – alcune hanno prodotto vandalismi, furti e danni – sono finite al centro del Comitato per l’ordine e per la sicurezza convocato periodicamente dal prefetto di Roma, Matteo Piantedosi. Invitato anche il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Rocco Pinneri. Con una nota di oggi, la Città Metropolitana di Roma (il cui consiglio è in fase di elezione) si è resa disponibile “ad ascoltare e a valutare le richieste degli studenti che in questi giorni sono mobilitati”.

    C’è da registrare che in altre parti del Paese le occupazioni scolastiche sono modeste o inesistenti. A Bologna gli studenti del collettivo Osa hanno occupato per due giorni l’Istituto tecnico Luxemburg: aule al freddo, ma anche voglia di socialità dopo due anni di Dad.

    PRIMO PIANO/3

    La preside: “Io li ho fermati e ora pagano i danni”

    I dirigenti scolastici romani che si ritrovano nell’Associazione nazionale presidi (Anp) hanno condiviso un documento per fermare le occupazioni degli istituti della capitale. Scrivono: “Alla dilagante moda di occupare le scuole in autunno, da parte di una minoranza di studenti a scapito della maggioranza, come Anp di Roma diciamo che occorre mettere un punto fermo e bloccarle definitivamente”. I ds sono per il dialogo con gli studenti, “che vivono la scuola quotidianamente per cui conoscono da dentro le mancanze e i problemi che l’affliggono”, ma vogliono opporsi “alla dittatura dei pochi”.

    Nelle chat interne, Stefania Chimienti, dirigente dell’Istituto di istruzione superiore Luca Paciolo di Bracciano, racconta come ha sventato l’occupazione del suo istituto. Così: “L’ho fatto e ho vinto. Dialogo tanto con i ragazzi e non ho accettato questa forma di violenza. L’occupazione l’ho fatta fallire perché sono rimasta dentro fino a sera tarda. Dicendo loro, ma bluffando, che sarei rimasta la notte. Non erano una sparuta minoranza, ma almeno 250 studenti. Ho fatto il diavolo a quattro con l’universo mondo per evitare guai con i contagi. Nulla. Portavano più o meno le mascherine, ma erano tutti appiccicati. Ho chiesto lo sgombero, ma nulla. Carabinieri presenti, ma con evidenti ordini di scuderia di non intervento. Ho usato la tecnica della persuasione e iniziato a sfoltire la massa da subito. Assenza totale dei genitori. Pochi docenti (i soliti) ad aiutarmi, gli altri sono spariti in un nonnulla. Potrei continuare all’infinito, ma non voglio tediarvi. Ieri sera alle 22 abbiamo chiuso la scuola nonostante i cancelli forzati. E messo l’allarme. Un gruppo di irriducibili (ovviamente i peggiori, molti esterni e sotto l’evidente effetto di stupefacenti) hanno forzato la porta della palestra e sono entrati. E’ l’unica area della mia scuola (enorme e con tanti ingressi) priva di allarme”.

    “Visto che li ho convinti ad andare via, ho promesso ai ragazzi che non avrei fatto nulla. Ma ora cercherò (e credo proprio di riuscire a trovarle) le foto che i polli avranno postato su Instagram. Il risarcimento dei danni e dei furti (hanno forzato le porte dei ripostigli degli attrezzi non solo nostri, ma delle associazioni sportive) sarà oggetto di contenzioso giudiziario con le famiglie. L’ho promesso e lo farò. Chi sarebbe rimasto la sera avrebbe pagato per sé e per tutti. Ho comunicato sul sito che oggi le attività didattiche sono sospese per sanificazione, ma la scuola non la aprirò prima delle undici. Per scoraggiare nuovi tentativi. Unica nota positiva della giornata: la vicinanza del direttore generale”.

    “Ieri il dirigente scolastico Rocco Pinneri era dal ministro Patrizio Bianchi e ha raccontato cosa stava succedendo da me. A parte i complimenti e la solidarietà, che lasciano il tempo che trovano, il ministro ha promesso vicinanza a noi dirigenti. Puoi approfittarne, secondo me. È ora di finirla”.

    LA FOTO

    Aule fredde, a Padova la protesta delle coperte

    Venerdì 17 gli insegnanti del più prestigioso liceo classico della città, il Tito Livio di Padova, si sono ritrovati a fare lezione a ragazzi e ragazze avvolti in teli e trapunte. E’ la protesta delle coperte contro il freddo: il riscaldamento non funziona bene, bisogna aprire spesso le finestre come misura di contrasto al Covid. E in aula si gela.

    I ragazzi in classe con le coperte al Liceo Tito Livio di Padova  LEGGI TUTTO

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    Scuola, studenti divisi sul Green Pass a scuola. “No, è discriminatorio”, “Sì, se serve ad evitare la Dad”

    Chi lo rifiuta perché discriminatorio e chi è disposto ad accettarlo se serve ad evitare la Dad. Si dividono gli studenti in risposta all’appello dei sindaci per il Green Pass a scuola anche per loro, dalla primaria alle superiori. La proposta fatta al governo divide il mondo della scuola, coi docenti per lo più favorevoli e i presidi che frenano.

    Luca Redolfi, coordinatore dell’Unione degli studenti, ricorda la loro contrarietà già espressa sul provvedimento che ha introdotto il Green Pass sui bus per andare a scuola. E, dunque, “non cambiamo posizione, per l’accesso a scuola è uguale: così si rischiano discriminazioni e di limitare il diritto all’istruzione. Ricordo che i minori non possono scegliere se vaccinarsi o no”.

    Tommaso Biancuzzi, coordinatore della Rete studenti medi, si dice favorevole “nella misura in cui è un modo per evitare la Dad perché la nostra priorità è mantenere le scuole aperte. Noi crediamo che sia importante non lasciare indietro nessuno e cercare di garantire a tutti la scuola in presenza”. Dai ragazzi arriva la richiesta di poter decidere sul vaccino: “Dovrebbe essere permesso a chi, anche se minorenne, non è nelle condizioni di potersi vaccinare, perché ha i genitori ostili. Sarebbe un passo avanti notevole, si parla di far votare i ragazzi a 16 anni, perché non possono decidere dei propri corpi?”.

    LA NEWSLETTER DIETRO LA LAVAGNA

    I genitori ondeggiano, gli insegnanti sembrano più decisi nell’appoggiare la proposta. “I docenti, soprattutto alla primaria, sono favorevoli. Alle superiori i ragazzi ormai hanno un tasso di vaccinazione più o meno come gli adulti e dunque si sente meno l’esigenza” osserva Salvo Amato che nella pagina e portale ProfessioneInsegnante.it ha fatto un sondaggio a caldo. Domanda secca: “Siete favorevoli al Green Pass a scuola per gli studenti? In poche ore hanno risposto in 2.946: 2.069 favorevoli, 877 contrari.

    Green Pass per gli studenti. Il ministro Bianchi pronto a esaminare la proposta, perplessi i presidi. Contrari Salvini e Meloni

    di

    Giovanna Casadio

    18 Dicembre 2021

    Il coro è unanime nel mondo della scuola sul garantire tamponi gratuiti e, soprattutto, il tracciamento che è in tilt.  La Regione Emilia-Romagna ha chiesto al Commissario per l’emergenza 120 militari per il tracciamento e le vaccinazione. Ne sono stati assegnati 8, di cui tre a Bologna. “Attendiamo ancora di vedere gli esiti dell’intervento delle forze messe in campo dal generale Figliuolo”, incalza Antonello Giannelli dell’Anp, che si aspettava una rapida inversione di tendenza in termini di efficienza delle Asl e di efficacia alla campagna di testing e tracing, invece, “come testimoniano i colleghi sul campo, al momento non sembrano esserci significative novità in questo senso. I problemi rimangono lo stesso”.

    “Sono altre le rivendicazioni da portare avanti”, dice anche il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, che si scaglia contro la proposta dei sindaci: “Chiedere al ministero della Salute di potenziare i tracciamenti, al generale Figliuolo i rinforzi militari per le strutture sanitarie sul territorio, al Mef e al governo tutto ulteriori 300 milioni di euro per gli impianti di aerazione nelle nostre scuole, dopo i primi 150 stanziati ad aprile”. LEGGI TUTTO

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    Scuola, anche gli insegnanti assenti devono mostrare la vaccinazione

    ROMA – Per contrastare l’azione dei no vax residuali all’interno della scuola – 60.000 irriducibili tra docenti e soprattutto personale amministativo -, ieri il Capo dipartimento del ministero dell’Istruzione, Stefano Versari, ha diffuso una circolare ai presidi in cui sottolinea tre cose. Primo, come accade con il personale delle forze dell’ordine, Interno e Difesa, e del pubblico soccorso, anche nell’amministrazione scolastica gli assenti dovranno dare prova dell’avvenuta vaccinazione o della prenotazione del primo ciclo immunizzante (chi ha già fatto le due dosi standard, dovrà prenotare la terza). Secondo, gli insegnanti che per motivi clinici non possono essere vaccinati, potranno essere spostati su servizi alternativi, a partire dal lavoro nelle biblioteche scolastiche. Infine, di fronte a un peggioramento delle condizioni di contagio, il ministero torna a prendere in considerazione le lezioni in aule più grandi, la dotazione di maschere con protezione in plexiglass per i docenti e, ovviamente, la Didattica a distanza. 

    L’ulteriore accelerazione nell’applicazione dell’obbligo vaccinale vale dal 15 dicembre scorso: “Senza indugio”, il dirigente scolastico dovrà procedere alla verifica della regolarità della posizione “sia del personale presente in servizio che di quello assente” e invitare quanti non in regola con l’obbligo vaccinale a produrre, “entro cinque giorni”, la documentazione comprovante l’effettuazione della vaccinazione, l’attestazione relativa all’omissione o al differimento, la presentazione della richiesta di vaccinazione da eseguirsi in un termine non superiore a venti giorni, l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale”. Quattro possibilità. Questo signfica che entro lunedì prossimo sulle scrivanie dei dirigenti scolastici ci dovranno essere tutti gli attestati. Una nuova mole di lavoro per segreterie sotto organico e alla vigilia di Natale.

    I disobbedienti dell’obbligo. In cinquantamila rischiano il posto

    di

    Alessandra Ziniti

    15 Dicembre 2021

    Per chi non produrrà il materiale, scatterà “l’immediata sospensione dal diritto di svolgere l’attività lavorativa”, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. La sospensione interrompe, comunque, l’erogazione dello stipendio.

    La spiegazione ulteriore da affidare al mondo della scuola attraverso una circolare di impronta letteraria – un titolo de capitolo è “La realtà che irrompe” – arriva sia per l’alto numero inviate dai dirigenti al ministero guidato da Patrizio Bianchi, sia per le indicazioni dei renitenti al vaccino a proposito del “prendere tempo”. Restano esclusi all’obbligo di certificazione coloro il cui rapporto di lavoro risulti sospeso per “collocamento fuori ruolo, comando, aspettativa per motivi di famiglia, mandato amministrativo, infermità, congedo per maternità, paternità, dottorato di ricerca e per una sospensione disciplinare e cautelare”.

    Lo spostamento “ad altri incarichi” di un docente che non può sottoporsi al vaccino anti-Covid non sarà tout court, ma, piuttosto, una decisione che valuterà il singolo dirigente scolastico. E ancora, i presidi conoscono nuove responsabilità nella mitigazione del rischio, senza che vengano richiesti loro “interventi impossibili”, dice la circolare. Il ds potrà adottare provvedimenti protettivi ulteriori come la reintroduzione delle mascherine Ffp2, visiere professionali paraschizzi in plexiglass aggiuntive, l’utilizzo di aule di maggiore ampiezza, con studenti maggiormente distanziati e in numero ridotto, quindi il potenziamento dell’aerazione. Se non basterà, si prevede un ritorno strutturale alla Didattica a distanza, qui chiamata con un ulteriore neologismo, “didattica in istruzione domiciliare”.

    Il primo bilancio della campagna di vaccinazione per la fascia di età compresa tra i 5 e gli 11 anni, nelle regioni dove ovviamente la stessa è partita, ha fatto registrare un’adesione, nel primo giorno di somministrazione, di 15 mila bambini. La platea complessiva è di 3.656.069 bimbi e preadolescenti e potrebbe ampliarsi già nel mese di marzo con il sì all’immunizzazione anche per la fascia degli under 5, così come annunciato ieri dal sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. LEGGI TUTTO

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    Scuola, in Alto Adige i prof no vax sostituiti dagli universitari

    ROMA – In Alto Adige saranno i laureandi di Scienze della formazione della Libera università di Bolzano a salvare la scuola altoatesina, che, da mercoledì 15 dicembre, dovrà fare i conti con l’obbligo vaccinale per docenti e personale amministrativo. È la contromisura individuata dalla Provincia autonoma di Bolzano, e dall’Università di Bolzano, per colmare il […] LEGGI TUTTO

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    Obbligo vaccinale per forze dell'ordine, soccorso e scuola. Ecco le nuove regole

    ROMA – E’ arrivata la circolare del ministero dell’Interno sull’obbligo vaccinale per le forze dell’ordine – sicurezza, difesa e soccorso pubblico – e, separatamente, quella per il personale scolastico. Lo prevede l’ultimo decreto sulle misure anti-Covid varato dal governo: l’obbligo scatta domani, mercoledì 15 dicembre.

    L’adempimento comprende il ciclo vaccinale primario e, a far data dal 15 dicembre 2021, “la somministrazione della successiva dose di richiamo da effettuarsi nel rispetto delle indicazioni e dei termini previsti dalla circolare del ministero della Salute”. E’ la terza dose, il cosiddetto richiamo-booster.

    L’obbligo riguarda anche gli assenti dal servizio. “Il giorno 15 dicembre – si legge nella circolare – il personale tutto, anche se assente per legittimi motivi, dovrà produrre al responsabile della propria struttura la documentazione attestante l’adempimento”.

    Se la documentazione non arriverà, l’amministrazione competente dovrà invitare l’interessato, “senza indugio”, a produrre entro cinque giorni dalla ricezione dell’invito la documentazione richiesta. Per chi non si vaccina tra le forze dell’ordine, non solo è prevista la sospensione del servizio senza alcun compenso, ma anche il ritiro temporaneo della “tessera di riconoscimento, della placca, dell’arma in dotazione e delle manette”.

    Vaccini, dai prof agli agenti i trucchi per aggirare l’obbligo in arrivo

    di

    Romina Marceca

    Ilaria Venturi

    13 Dicembre 2021

    Le multe per chi lavora senza vaccino sono pesanti. “Lo svolgimento dell’attività lavorativa in violazione dell’obbligo vaccinale – si legge nella circolare – è punito con la sanzione del pagamento di una somma da 600 a 1.500 euro”. Chi non controlla, riceve a sua volta una sanzione, da 400 a 1.000 euro.

    L’obbligo di booster scatta anche per il personale scolastico, sempre domani, 15 dicembre. Riguarda tutti i lavoratori delle scuole non paritarie, dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale e dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore. Le modalità dell’obbligo saranno normate con una circolare ad hoc del ministero dell’Istruzione, oggi attesa nelle scuole.

    Le paritarie realizzano controlli autonomi, non essendo inserite nel Sistema informativo dell’istruzione (Sidi). Su questa piattaforma, già attivata a settembre per il controllo del green pass a scuola (il semaforo verde o rosso), una nuova funzione consente ai dirigenti scolastici di verificare lo stato vaccinale delle ultime 72 ore del personale docente e amministrativo, sia a tempo indeterminato che indeterminato, in servizio in ogni scuola. Su questa piattaforma un sistema di “alert”  consentirà di conoscere automaticamente i mutamenti dello status: “In regola”, “Non in regola”. L’operazione, come già per il green pass, potrà essere svolta dal dirigente o da un suo delegato. Resta in funzione l’help desk di assistenza per aiutare le scuole in caso di dubbi e necessità.

    Tra la seconda e la terza dose devono intercorrere almeno cinque mesi. La validità della carta verde, dalla fine del primo ciclo vaccinale (dose 1 e 2) o dal richiamo (dose 3) vale per nove mesi. LEGGI TUTTO

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    Così Ambra Sabatini ha posto rimedio alla carenza di ferro

    Alimentazione

    di Valeria GhittiPubblicato il: 14-12-2021

    Con un’alimentazione mirata e integratori è riuscita a superare il problema che la accompagnava da tempo, regalandone una stanchezza profonda che a volte le impediva anche di terminare gli allenamenti.

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    Sanihelp.it – Ambra Sabatini è la più veloce paratleta al mondo: alle recenti Paralimpiadi di Tokyo, infatti, ha conquistato la medaglia d’oro nei 100 metri, facendo segnare un nuovo record mondiale sulla distanza. La diciannovenne (compirà 20 anni a gennaio), appena incoronata donna dell’anno da D di Repubblica, era atleta anche prima dell’incidente che nel 2019 le è costato la gamba sinistra: praticava, infatti,  il mezzofondo.
    E già all’epoca, a volte, faticava a terminare gli allenamenti, a causa di una enorme stanchezza. « All’inizio pensavo fosse solo la tanta fatica accumulata e che le forze sarebbero ritornate dopo un po’ di riposo. Ma mi sbagliavo: dormivo adeguatamente e mangiavo un po’ di più, eppure non vedevo il minimo miglioramento» ha rivelato in una recente intervista a Ok salute e benessere.
    Una stanchezza non fisiologica, quindi, e infatti, dopo gli esami del caso, le è stata diagnosticata una sideropenia, ovvero una carenza di ferro, che ha subito cominciato a curare a tavola. «Il medico mi prescrisse degli integratori contenenti ferro e mi disse di mangiare un alimento preciso almeno un paio di volte a settimana: il fegato. Non è che mi facesse impazzire il sapore, però ora mi sono abituata e addirittura devo dire che mi piace» ha spiegato l’atleta. «Ho poi rivisto tutta la dieta e ora riesco ad assimilare meglio il ferro contenuto della carne perché mangio più verdura e frutta, specie quelle che contengono molta vitamina C».
    La giovane primatista ci tiene molto a parlare di questo suo piccolo problema, perché vuole trasmettere un messaggio importante a quanti, a qualsiasi livello, praticano sport e non vogliono rischiare di trovarsi a corto di energie: «A prescindere dal livello di preparazione atletica e dal tipo di attività, fare attenzione a ciò che si mangia è più importante dell’allenamento in sé. Gli esperti dicono che per restare in forma e in salute un buon 70% è delegato al cibo e la restante percentuale all’attività fisica. Questo significa che neanche gli atleti che si allenano di più e bruciano di più possono permettersi di eccedere in cibo spazzatura o in zuccheri semplici». Parola di primatista mondiale.

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